Giorgio Taverniti – ICT trainer

Post by: 06/02/2012 0 comments 1393 views

Classe 1982, a 21 anni inizia la sua esperienza sul web dando vita al sito Giorgiotave.it e un anno dopo al Forum GT. Fonda la GT Idea Srl per offrire servizi di consulenza e formazione e ne è tuttora Amministratore Delegato. Tra i suoi Hobby e passioni ci sono i viaggi, la Thailandia, leggere, il mare, i tramonti, la Calabria e la famiglia.

 

L’ultimo social post?
Se intendiamo un articolo dedicato ai social, ho aperto una discussione sul Forum GT su “Come Perdere Followers su Twitter” ci sono risposte molto interessanti da parte degli utenti del forum gt che ci aiutano a capire cosa non fare per perdere Followers. Sono convinto che nella formazione si traggono più spunti utili dagli errori che non dalle cose positive che vengono effettuate.

Se intendiamo un contenuto condiviso nei social, ho condiviso questo tweet che attualmente ha fatto più di 200 RT.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Una playlist con Ludovico Einaudi, Chopin, Yann Tiersen, Yiruma, Bach, Capossela, Satie.

Mac, Windows o Linux?
Uso Mac e mi trovo malissimo. L’hardware utilizzato dalla Apple per i MacbookPro non è assolutamente di qualità rispetto a tutto il resto, aspetterò l’ultimo MacbookPro per decidere se cambiare.

L’ultimo acquisto online?
“Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan”, un libro meraviglioso consigliato da una persona che lo è altrettanto, anzi di più.

Un libro che ha segnato la tua vita?
“Che tu sia per me il coltello” di Grossman, ma non per il libro, ma per tutto quello che c’è stato intorno.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Una doverosa precisazione: il mio lavoro non lo considero un lavoro, io mi diverto. Nonostante sia molto impegnativo, per me risulta quanto di più lontano possa esistere dal lavorare.

Tra la miriade di progetti, quello che ha letteralmente stravolto tutta la mia vita non può che essere il Forum gt.

Quando hai deciso di diventare ICT trainer?
Ah, l’ho deciso? In realtà tutto è successo senza che me ne accorgessi.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Sono un autodidatta che mette molto in pratica quello che studia, quindi è il mix che ha fatto la differenza.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Si: non lo ricordo. Giuro!

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Si! Una volta ero a Milano ad un evento SEO e mi è capitato di incrociare uno sguardo fuori dal gruppo. Gestendo una community di oltre 80.000 persone che realizza eventi online andando a incontrare 4-5.000 persone all’anno, di incontri ne faccio parecchi. Quelli che però mi segnano di più sono poi le persone che entrano a fare parte del Forum GT, nello Staff in particolare perchè effettivamente con loro poi viviamo una grandissima esperienza. E ovviamente i collaboratori stretti della GT Idea, azienda per la quale sono l’amministratore delegato.

E un’intuizione vincente?
Le idee e i progetti nascono in modo spontaneo e quasi incontrollabile dalla mia mente, poi ho avuto la fortuna di avere al mio fianco persone che fanno lo stesso e quindi, nel corso di questi anni, le intuizioni sono state infinite.

L’idea vincente migliore in assoluto purtroppo non è un’idea, ma un modo di essere. Quando sono partito nell’interminabile viaggio per le vie del web e dei forum in particolare, le persone si sbranavano letteralmente (anche ora è così). Io non sono mai stato così, mi piace vivere tranquillamente, serenamente, in amicizia e rispettando gli altri. Essere riuscito a trasmettere questo feeling attraverso il web e poi averlo riportato fisicamente nei nostri eventi è uno dei motivi principali del nostro successo. Ma, non è un’idea, è così che sono fatto. E grazie a questo modo di essere ho attratto persone che la pensano come me…ed abbiamo creato la nostra isola felice.

Ma nella formazione non sono le idee vincenti che servono a chi ascolta, perchè poi sono difficilmente replicabili. Sono le idee perdenti, quelle che…..”pensavi e che invece”. Forse potrei dire che l’intuizione vincente è stata quella di mettere al primo posto il cercare di capire dove si è commesso un errore.

In tutte le idee perdenti, ci sono state due componenti che hanno influenzato in negativo i progetti:

– La mancanza di un piano strategico dettagliato;

– L’errato calcolo del tempo impiegato nella cura e dedizione del progetto rispetto agli altri progetti in corso.

Quando si progetta qualcosa, è necessario farlo nel modo più dettagliato possibile cercando di schedulare tutte le operazioni in armonia con gli altri progetti in corso d’opera.

Giorgio TavernitiCosa consigli ai giovani che vogliono diventare ICT trainer come te?
Di non inseguire gli altri come me. Come un altro non si diventa, è inutile. Ogni essere umano è unico nel suo genere, perchè voler diventare come un altro se si è già qualcuno?

Per questo motivo la prima cosa da fare è ragionare con la propria testa, avere magari stima per le persone che ci piacciono di più, ma mai prendere per oro colato quello che dicono. La nostra mente è il miglior strumento di cui siamo dotati: è la nostra linfa vitale. E’ opportuno tenere la mente accesa facendola uscire da quella condizione che io chiamo “terra di mezzo”, tra “on” e “off”, forse lo chiameremmo stand-by.

E’ importante quindi mettere in pratica quando più possibile e non avere paura di sbagliare. E’ sbagliando che si imparano le cose, io ho iniziato così. E’ bello vedere che ho creato tutto questo e poi vedere arrivare informatici tra i migliori d’Italia mettere mano alla struttura del sito e dire: ma questa cosa qui chi l’ha fatta?

Ecco, sono stato io.

Nessun titolo di studio degno di nota, ma tanta pratica e mente accesa. Errori ne ho fatti tanti, ma proprio per questo conosco nel dettaglio molti funzionamenti.

Quindi, un consiglio, diminuite quanto più possibile il tempo che passa tra il pensare e l’agire…e “sporcatevi le mani”!

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Internet sta permettendo a tantissime persone di provare a lavorare in un campo che piace e diverte. Questo è il più importante cambiamento che questo strumento ha portato.

Passiamo gran parte della nostra vita lavorando e fare un lavoro che non ci piace o stare in un posto che non ci piace non è per nulla gratificante. Lo star bene, in questo senso, è una delle cose più importanti che dobbiamo a noi stessi.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?

Si, serve. Aperto e con la possibilità di condividere da parte di tutti. Inoltre occorre un meccanismo che permetta di cambiare i “rappresentanti” nel momento in cui questi dovessero venire meno al compito loro assegnato.

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.

Ciao Nonna, ti posso chiamare nonna anche se non sei la mia? Allora, vedi, ci sono i computer, che sono delle televisioni che però hanno attaccata una macchina da scrivere, che noi chiamiamo tastiera.

Attraverso questa si possono cercare tante cose. Tipo Nonna, se tu vuoi sapere come fanno la pasta in casa in Calabria, devi sapere che ci sono tantissime altre persone che hanno già scritto articoli su come si fa. Però, quando tu cerchi, il computer mostra pochi articoli selezionando quelli che ritiene i migliori.

Ecco, il mio lavoro, è quello di fare tutte le operazioni per rendere quell’articolo il migliore per i computer in modo che quando tu lo cerchi lo trovi il primo fra tutti. Ma io non solo lo faccio, poi insegno come si fa a tanti altri.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?

Si, se l’obiettivo è limitare la creatività. Noi in azienda non lo facciamo, siamo un ufficio molto libero.

Quanti sono i tuoi amici sui socialnetwork, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Ho raggiunto il massimo su Foursquare e quasi il massimo su Facebook. 9.000 su Twitter, 4.000 su Google Plus, oltre 600 su YouTube. Il 90% mi aggiunge spontaneamente.

Di questi posso dire che ne conosco davvero molti, ci sono persone che frequento regolarmente ogni anno, altri più volte all’anno, altri ogni mese ed altri tutti i giorni.

Non ho una stima, ma ti posso dire che con me Dunbar si sarebbe sbagliato.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?

No, cerco cosa scrive su Twitter. Perchè non sono interessato a cosa un motore di ricerca trova di una persona, poi magari faccio anche delle ricerche specifiche, ma sono interessato all’essenza della persona, a com’è, a come la pensa.

 

di Mario Grasso

Giorgio Taverniti – ICT trainer ultima modifica: 2012-02-06T00:00:00+00:00 da Redazione

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