Risorse digitali

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Mentre impazza il dibattito sui rider della gig economy, il vero fenomeno da osservare nel suo complesso è il crowdsourcing. Infatti, secondo un recente studio della fondazione Rodolfo De Benedetti che sarà presentato in via ufficiale il 4 luglio 2018, quando saranno presentati pure i dati del rapporto annuale Inps,...

Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Nell’epoca dell’iperconnessione, dei selfie, dei like, delle chat, ma anche degli hackers, del bullismo in rete, delle molestie, una iniziativa promossa da Programma il Futuro rilancia il ruolo attivo e responsabile che ciascuno, soprattutto tra i più giovani, può assumere usando il web.

Molti ragazzi, infatti, usano con sorprendente abilità gli strumenti tecnologici, ma spesso trascurano la sicurezza on line e l’etichetta. Per diventare cittadini digitali consapevoli, però, non basta saper usare le tecnologie digitali: occorre prima di tutto una formazione di base sull’informatica ed una buona educazione all’uso responsabile delle tecnologie.

La guida alla cittadinanza digitale consapevole offre materiale utile per navigare in Internet in modo sicuro salvaguardando i dati personali e la propria reputazione digitale, per presentarsi sulla rete in modo rispettoso, per un buon uso dei social network e della comunicazione on line.

In particolare nelle prime tre lezioni (il mio quartiere digitale, il potere delle parole e il super cittadino digitale), gli studenti potranno esercitarsi su come navigare in Rete, comprendere con chiarezza i rischi ai quali vanno incontro ed imparare a gestirli.

Le lezioni sono pensate per alunni della scuola primaria, ma sono proponibili anche per gli studenti delle medie. Ogni lezione presenta un piano di lavoro specifico, una o due esercitazioni e momenti di verifica con l’insegnante. Inoltre, è prevista una scheda di consigli utili per i genitori, scaricabile da questo link.

Il tutto con un linguaggio chiaro ed accessibile, che non utilizza la dicotomia mondo reale/virtuale, proprio per sottolineare che tutto ciò che si fa in rete è tangibile e può comportare conseguenze sulla vita altrui (come nel caso del cyberbullismo).

I testi sono stati forniti dalla associazione americana no profit Common Sense e tradotti e adattati dallo staff di Programma il Futuro, in base ad un accordo esclusivo di collaborazione.

Un’iniziativa che, senza inutili tecnicismi, avvicina ad un uso del web consapevole e “maturo”.

Programma il futuro prosegue inoltre la sua campagna di crowdfunding (con hashtag dedicato #DONAunaLINEAdiCODICE) per sostenere lo sviluppo della cultura digitale nelle scuole e nel Paese.

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

L’uso diffuso di vecchie e nuove tecnologie negli ambienti di lavoro ha portato con sé opportunità e criticità sulla salute e sicurezza ICT.

I cambiamenti, oltre a portare nuove opportunità sia in termini di occupazione e di qualità del lavoro, possono provocare anche nuovi rischi.

L’Inail ha realizzato nel 2017 alcune linee guida utili per la salute e sicurezza ICT così da fornire a imprese e lavoratori delle indicazioni operative utili a comprendere le novità sia per quanto riguarda le modalità di lavoro come il lavoro agile, sia per quanto riguarda la formazione professionale e le informazioni sull’uso delle piattaforme di collaborazione.

I documenti forniscono una premessa introduttiva sul tema trattato (nuove modalità di lavoro, social, innovazione, usi e abusi dell’ICT nei luoghi di lavoro, benessere dei lavoratori), delle tabelle riassuntive, i riferimenti di legge e le conclusioni.

Ecco i documenti che potete scaricare direttamente dal sito dell’Inail sulla salute e sicurezza ICT.

Per ulteriore approfondimenti, vi invitiamo a leggere anche un altro nostro articolo sui rischi e le opportunità della salute e sicurezza informatica.

Data Scientist: il Giuramento per chi fa gli algoritmi

Data Scientist: il Giuramento per chi fa gli algoritmi

La figura del Data Scientist – in estrema sintesi, chi ha le competenze necessarie per analizzare ed interpretare i Big Data – assume un ruolo centrale nella definizione dei modelli di business delle aziende.

Soprattutto se le aziende hanno la possibilità di investire per trasformare la propria attività verso quei famosi processi di digitalizzazione tanto discussi in questi anni.

A maggior ragione, se da un lato gli algoritmi “giusti” su cui si basano sempre più le attività online sono fondamentali per fare profitti, dall’altro sarà decisivo capire cosa fare anche dal punto di vista dell’etica professionale.

Sono sempre più gli ambiti di lavoro (e non solo) in cui i modelli matematici definiscono il destino di molte decisioni imprenditoriali.

Dalla selezione del personale ai finanziamenti bancari, dalla sicurezza nazionale alla salute, passando per i luoghi di lavoro, i social network e i motori di ricerca, ormai non esiste software che non riesca a gestire quantità di dati enormi in tempi davvero da record rispetto al lavoro umano.

Ok, ma a quale prezzo?

Per provare a iniziare a disciplinare il ruolo dei Data Scientist, sarebbe opportuno fissare delle regole sulla gestione non tanto del Data Scientist quanto degli algoritmi utili per fare impresa o gestire parte delle nostre vite.

Un esempio concreto esiste, in tal senso. Dopo la crisi finanziaria del 2008, Emanuel Derman e Paul Wilmott, due ingegneri finanziari statunitensi, nel 2009 hanno scritto una sorta di Giuramento di Ippocrate per i Data Scientist con i seguenti impegni:

  • Mi ricorderò che non ho fatto io il mondo, e che non soddisfa le mie equazioni.
  • Pur utilizzando i modelli in maniera spregiudicata per stimare il valore, non mi lascerò troppo impressionare dalla matematica.
  • Non sacrificherò mai la realtà all’eleganza senza spiegarne le ragioni.
  • Né darò alle persone che utilizzano il mio modello false rassicurazioni circa la sua accuratezza. Al contrario, renderò espliciti i presupposti su cui si basa e i suoi errori.
  • Prendo atto che il mio lavoro potrebbe produrre effetti dirompenti sulla società e l’economia, molti dei quali vanno oltre la mia comprensione.

È vero che l’Italia – e l’Europa più in generale – ha delle norme sull’utilizzo dei dati (online e offline) più rigide rispetto a Paesi come gli Stati Uniti d’America, dove, nonostante alcune leggi restrittive, i pericoli di discriminazione, di ingiustizie e di disuguaglianze tramite algoritmi sono sempre dietro l’angolo.

Tuttavia, si impone una riflessione almeno sulla tenuta dei dati da parte delle aziende, sulla portabilità di tali dati da una piattaforma all’altra, sulla possibilità dei singoli utenti del web di poter intervenire per modificarli, sulla collocazione geografica dei server che li gestiscono.

Ci sarà sempre più bisogno di rendere più giusto un algoritmo, aldilà della provenienza, con un costante monitoraggio e miglioramento per evitare che i proxy data – i dati vicarianti, approssimativi o inadeguati usati se un dato manca – influiscano negativamente sulla vita delle persone.

Le 10 leggi del Social Media Manager

Le 10 leggi del Social Media Manager

Se un giovane volesse diventare un Digital Media Specialist (detto comunemente Social Media Manager ma a noi piace definirlo almeno una volta secondo l’e-CF) da dove dovrebbe iniziare?

Di certo puntare sul contenuto e il social media marketing può aiutare a migliorare i risultati del proprio lavoro in azienda o per i clienti.

Tuttavia per coloro i quali si sentono social media manager “dentro”, ma senza grossa esperienza o competenza, tutto ciò può essere impegnativo.

Può servire creare una base utile per lavorare con i clienti, la propria azienda o per la propria crescita professionale.

Secondo Susan Gunelius, CEO di KeySplash Creative, le 10 leggi del social media manager possono essere le seguenti.

La legge dell’ascolto

Il successo sui social media e il content marketing richiede più ascolto e meno chiacchiere. Leggere i contenuti online del proprio pubblico target e partecipare alle discussioni per imparare cosa sia importante per loro. Solo allora si può creare contenuto e conversazioni brillanti che aggiungono valore invece di creare confusione.

La legge del focus

Meglio specializzarsi che essere un tuttofare. Una strategia social media e di content marketing altamente focalizzata a costruire un marchio forte ha più chance di successo che una strategia ampia che provi a parlare a tutti di tutto.

La legge della qualità

La qualità batte la quantità. Meglio avere 1.000 connessioni online che leggono, condividono e parlano del tuo contenuto con il proprio pubblico che 10.000 connessioni che scompaiono dopo essersi connessi con te la prima volta.

La legge della pazienza

Il successo sui social media o con il content marketing non arrivano da una notta all’altra. Se da un lato è possibile avere un successo fugace, è altrettanto vero che bisogna impegnarsi a lungo per ottenere risultati.

La legge della combinazione

Se pubblichi contenuti interessanti e di qualità e lavori per costruire un pubblico online di qualità, li condivideranno con i loro contatti su Twitter, Facebook, LinkedIn, sui loro blog e via dicendo.

Questa condivisione e creazione di discussioni sul tuo contenuto apre la strada per nuovi ingressi dai motori di ricerca come Google per trovarti tramite alcune specifiche parole chiave.

La legge dell’influenza

Investire del tempo nel trovare gli influencers online del tuo segmento di pubblico con un audience di qualità e che possono essere interessati ai tuoi prodotti, servizi e attività.

Connettiti con loro e lavora per costruire relazioni durature.

Se vieni riconosciuto come voce autorevole e fonte di informazioni interessanti, possono condividere i tuoi contenuti con i loro follower e portarti una nuova ondata di contatti.

La legge del valore

Se spendi tutto il tuo tempo sui social solo per promuovere i tuoi prodotti e servizi, le persone smetteranno di ascoltarti. Devi aggiungere valore alla conversazione. Concentrati meno sulla conversione e di più sulla creazione di contenuto interessante e sviluppa relazioni con gli influencers online. Tutto ciò può portare queste persone a creare un’opportunità per fare attività di marketing del passaparola.

La legge del riconoscimento

Se non ignoreresti qualcuno che ti si presenta davanti in carne e ossa, non farlo online. Costruire relazioni è una delle parti più importanti del social media marketing di successo. Dai il giusto riconoscimento a ogni persona che ti contatta.

La legge dell’accessibilità

Non pubblicare il tuo contenuto per poi scomparire. Resta disponibile per il tuo pubblico. Ciò significa che bisogna pubblicare regolarmente contenuti e partecipare alle conversazioni. I followers online possono essere incostanti e non ci pensano due volte a lasciarti perdere se scompari per settimane o addirittura mesi.

La legge della reciprocità

Non puoi aspettarti dagli altri che condividano il tuo contenuto o parlino di te se non fai lo stesso per loro. Dedica una parte della tua attività di social media manager a condividere e parlare dei contenuti pubblicati dagli altri.

Liberamente tradotto da qui.

Linguaggi di programmazione: la top ten 2017 secondo l’IEEE

Linguaggi di programmazione: la top ten 2017 secondo l’IEEE

Una domanda comune tra chi vuole lavorare nel mondo informatico è sicuramente «Quali linguaggi di programmazione bisogna studiare per diventare sviluppatore?».

Una risposta è fornita dall’IEEE, acronimo di Institute of Electrical and Electronic Engineers (in italiano, Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici), associazione internazionale di scienziati professionisti con l’obiettivo della promozione delle scienze tecnologiche.

La quarta classifica interattiva fornita da IEEE Spectrum è il frutto delle indicazioni date dai lettori del magazine dell’associazione.

Il punteggio su 48 linguaggi di programmazione è dato dal mix di 12 metriche rilevate da 10 risorse online relative ai linguaggi emergenti, quello che i datori di lavoro stanno cercando, e i trend più importanti nel mondo open source.

I linguaggi di programmazione migliori secondo il lettore di Spectrum

Python è il linguaggio di programmazione migliore secondo l’analisi dei dati fatti dal data journalist Nick Diakopoulos e Stephen Cass.

Linguaggi di programmazione: la top ten secondo IEEE
Linguaggi di programmazione: la top ten secondo IEEE

Insieme a C, Java e C++, resta tra i più popolari anche se C è avanti Python con un buon margine per quanto riguarda le richieste delle società di recruiting.

C# è rientrato nelle prime cinque posizioni, prendendo il posto di R dello scorso anno. Invece Ruby è crollato al 12 posto, dando spazio al linguaggio Swift di Apple (entrato in graduatoria solo due anni fa) e a Go di Google.

Un dato interessante è che per due anni consecutivi non si registra l’ingresso di nuovi linguaggi di programmazione.

Sembra ci sia un momento di consolidamento nella programmazione e che i programmatori stiano apprendendo l’uso degli strumenti nati con l’esplosione del cloud, mobile e dei big data.

Per quanto riguarda i linguaggi di programmazione “classici”, Fortran è presente ancora in mezzo alla classifica posizionandosi al 28° posto.

Lisp si piazza al 35° posto e Cobol si aggrappa al 40°: segno chiaro che nonostante siano linguaggi con decenni alle spalle, suscitino ancora un certo interesse.

Per quanto riguarda i progetti open source, dove secondo gli analisti ci si aspetta una polarizzazione tra i nuovi progetti e i sistemi informatici vecchi di decenni, si può notare l’ingresso nella top ten dell’HTML.

Qui, Spectrum fa la dovuta precisazione sull’eterna protesta che si può riassumere nella frase “HTML non è un linguaggio di programmazione, è solo un markup”.

Il magazine di IEEE l’ha inserito nella classifica poiché l’HTML viene usato dagli sviluppatori per inviare istruzioni al computer per fare determinate azioni.

Se siete interessati alle risorse gratuite per imparare i linguaggi di programmazione, ecco un altro link utile con tutto ciò che vi serve per iniziare (o approfondire) la conoscenza del mondo dello sviluppo informatico.

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