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Le 10 leggi del Social Media Manager

Le 10 leggi del Social Media Manager

Se un giovane volesse diventare un Digital Media Specialist (detto comunemente Social Media Manager ma a noi piace definirlo almeno una volta secondo l’e-CF) da dove dovrebbe iniziare?

Di certo puntare sul contenuto e il social media marketing può aiutare a migliorare i risultati del proprio lavoro in azienda o per i clienti.

Tuttavia per coloro i quali si sentono social media manager “dentro”, ma senza grossa esperienza o competenza, tutto ciò può essere impegnativo.

Può servire creare una base utile per lavorare con i clienti, la propria azienda o per la propria crescita professionale.

Secondo Susan Gunelius, CEO di KeySplash Creative, le 10 leggi del social media manager possono essere le seguenti.

La legge dell’ascolto

Il successo sui social media e il content marketing richiede più ascolto e meno chiacchiere. Leggere i contenuti online del proprio pubblico target e partecipare alle discussioni per imparare cosa sia importante per loro. Solo allora si può creare contenuto e conversazioni brillanti che aggiungono valore invece di creare confusione.

La legge del focus

Meglio specializzarsi che essere un tuttofare. Una strategia social media e di content marketing altamente focalizzata a costruire un marchio forte ha più chance di successo che una strategia ampia che provi a parlare a tutti di tutto.

La legge della qualità

La qualità batte la quantità. Meglio avere 1.000 connessioni online che leggono, condividono e parlano del tuo contenuto con il proprio pubblico che 10.000 connessioni che scompaiono dopo essersi connessi con te la prima volta.

La legge della pazienza

Il successo sui social media o con il content marketing non arrivano da una notta all’altra. Se da un lato è possibile avere un successo fugace, è altrettanto vero che bisogna impegnarsi a lungo per ottenere risultati.

La legge della combinazione

Se pubblichi contenuti interessanti e di qualità e lavori per costruire un pubblico online di qualità, li condivideranno con i loro contatti su Twitter, Facebook, LinkedIn, sui loro blog e via dicendo.

Questa condivisione e creazione di discussioni sul tuo contenuto apre la strada per nuovi ingressi dai motori di ricerca come Google per trovarti tramite alcune specifiche parole chiave.

La legge dell’influenza

Investire del tempo nel trovare gli influencers online del tuo segmento di pubblico con un audience di qualità e che possono essere interessati ai tuoi prodotti, servizi e attività.

Connettiti con loro e lavora per costruire relazioni durature.

Se vieni riconosciuto come voce autorevole e fonte di informazioni interessanti, possono condividere i tuoi contenuti con i loro follower e portarti una nuova ondata di contatti.

La legge del valore

Se spendi tutto il tuo tempo sui social solo per promuovere i tuoi prodotti e servizi, le persone smetteranno di ascoltarti. Devi aggiungere valore alla conversazione. Concentrati meno sulla conversione e di più sulla creazione di contenuto interessante e sviluppa relazioni con gli influencers online. Tutto ciò può portare queste persone a creare un’opportunità per fare attività di marketing del passaparola.

La legge del riconoscimento

Se non ignoreresti qualcuno che ti si presenta davanti in carne e ossa, non farlo online. Costruire relazioni è una delle parti più importanti del social media marketing di successo. Dai il giusto riconoscimento a ogni persona che ti contatta.

La legge dell’accessibilità

Non pubblicare il tuo contenuto per poi scomparire. Resta disponibile per il tuo pubblico. Ciò significa che bisogna pubblicare regolarmente contenuti e partecipare alle conversazioni. I followers online possono essere incostanti e non ci pensano due volte a lasciarti perdere se scompari per settimane o addirittura mesi.

La legge della reciprocità

Non puoi aspettarti dagli altri che condividano il tuo contenuto o parlino di te se non fai lo stesso per loro. Dedica una parte della tua attività di social media manager a condividere e parlare dei contenuti pubblicati dagli altri.

Liberamente tradotto da qui.

Linguaggi di programmazione: la top ten 2017 secondo l’IEEE

Linguaggi di programmazione: la top ten 2017 secondo l’IEEE

Una domanda comune tra chi vuole lavorare nel mondo informatico è sicuramente «Quali linguaggi di programmazione bisogna studiare per diventare sviluppatore?».

Una risposta è fornita dall’IEEE, acronimo di Institute of Electrical and Electronic Engineers (in italiano, Istituto degli ingegneri elettrici ed elettronici), associazione internazionale di scienziati professionisti con l’obiettivo della promozione delle scienze tecnologiche.

La quarta classifica interattiva fornita da IEEE Spectrum è il frutto delle indicazioni date dai lettori del magazine dell’associazione.

Il punteggio su 48 linguaggi di programmazione è dato dal mix di 12 metriche rilevate da 10 risorse online relative ai linguaggi emergenti, quello che i datori di lavoro stanno cercando, e i trend più importanti nel mondo open source.

I linguaggi di programmazione migliori secondo il lettore di Spectrum

Python è il linguaggio di programmazione migliore secondo l’analisi dei dati fatti dal data journalist Nick Diakopoulos e Stephen Cass.

Linguaggi di programmazione: la top ten secondo IEEE
Linguaggi di programmazione: la top ten secondo IEEE

Insieme a C, Java e C++, resta tra i più popolari anche se C è avanti Python con un buon margine per quanto riguarda le richieste delle società di recruiting.

C# è rientrato nelle prime cinque posizioni, prendendo il posto di R dello scorso anno. Invece Ruby è crollato al 12 posto, dando spazio al linguaggio Swift di Apple (entrato in graduatoria solo due anni fa) e a Go di Google.

Un dato interessante è che per due anni consecutivi non si registra l’ingresso di nuovi linguaggi di programmazione.

Sembra ci sia un momento di consolidamento nella programmazione e che i programmatori stiano apprendendo l’uso degli strumenti nati con l’esplosione del cloud, mobile e dei big data.

Per quanto riguarda i linguaggi di programmazione “classici”, Fortran è presente ancora in mezzo alla classifica posizionandosi al 28° posto.

Lisp si piazza al 35° posto e Cobol si aggrappa al 40°: segno chiaro che nonostante siano linguaggi con decenni alle spalle, suscitino ancora un certo interesse.

Per quanto riguarda i progetti open source, dove secondo gli analisti ci si aspetta una polarizzazione tra i nuovi progetti e i sistemi informatici vecchi di decenni, si può notare l’ingresso nella top ten dell’HTML.

Qui, Spectrum fa la dovuta precisazione sull’eterna protesta che si può riassumere nella frase “HTML non è un linguaggio di programmazione, è solo un markup”.

Il magazine di IEEE l’ha inserito nella classifica poiché l’HTML viene usato dagli sviluppatori per inviare istruzioni al computer per fare determinate azioni.

Se siete interessati alle risorse gratuite per imparare i linguaggi di programmazione, ecco un altro link utile con tutto ciò che vi serve per iniziare (o approfondire) la conoscenza del mondo dello sviluppo informatico.

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Il workshop che abbiamo tenuto allo SMAU Milano ICT 2016 è stata una bella occasione per parlare di futuro del lavoro.

Tanti i temi discussi nei 50 minuti a disposizione nella SMAU Arena ICT 1.

A partire da due citazioni di Jeff Bezos di Amazon (“Avete sentito parlare di software-as-a-service. Bene, questo è human-as-a-service”. Il CEO Amazon durante la presentazione di Mechanical Turk (2006)) e Lukas Biewald di Crowdflower (“Prima di internet, era difficile trovare qualcuno, farlo lavorare 10 minuti per te e poi licenziarlo. Con la tecnologia puoi trovarli, pagarli poco, ehm, e poi licenziarli quando non ti servono più”. Il fondatore della piattaforma di crowdsourcing durante un evento sul crowdsourcing (3/3/2010)), abbiamo condiviso una carrellata di spunti e riflessioni sui trend principali dell’economia digitale.

Le sfide che attendono il sindacato sul futuro del lavoro sono tante e in continua evoluzione. Grazie alle diverse ricerche internazionali a disposizione (l’analisi SWOT dello European Trade Union Institute, i grafici DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea) abbiamo scoperto con i partecipanti quali sono i punti di forza e di debolezza, le opportunità e le minacce che attendono lavoratori, aziende, istituzioni e organizzazioni sindacali italiani e nel mondo.

Infine abbiamo visto insieme alcuni strumenti utili per muoversi con consapevolezza nel mondo del lavoro come informatici, esperti di comunicazione digitale o semplici lavoratori di qualsiasi categoria.

Sotto potete vedere le slide. Abbiamo inserito alla fine della presentazione uno spezzone di Grosso guaio a Chinatown, famoso film di fantascienza degli anni ’80 del regista John Carpenter.

Un’occasione per sorridere ma per riflettere sulle “piccole cose” che nascono sul web e che possono vederci protagonisti in prima fila nel futuro del lavoro.

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