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Matteo Enna - Developer

Matteo Enna – Developer

Matteo Enna ha 28 anni. Proveniente da un paese nella provincia di Oristano, a fine dello scorso febbraio si è trasferito a Milano, per lavorare come sviluppatore in una StartUp incubata in SpeedMiUp (dell'università Bocconi). Iscritto all'Università, ma senza essersi mai laureato, dal primo anno delle superiori ha deciso che...

Impresa 4.0, Milano: accordo per la formazione sull’innovazione tecnologica

Impresa 4.0, Milano: accordo per la formazione sull’innovazione tecnologica

Il 5 settembre 2018 è stato sottoscritto un importante contratto collettivo territoriale sulla cosiddetta Impresa 4.0.

L’intesa è stata siglata tra Confcommercio Milano e le organizzazioni sindacali milanesi Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS – che rappresentano i dipendenti da aziende del Terziario, della Distribuzione e dei Servizi.

La legge finanziaria del 2017 conteneva un importante provvedimento su questo tema: sono infatti stati stanziati € 300mila euro per impresa utile a finanziare la formazione sull’innovazione tecnologica attraverso il cosiddetto meccanismo del credito di imposta sul costo del lavoro del personale in formazione.

Sostanzialmente il datore di lavoro può dedurre fiscalmente il 40% del costo del lavoro del personale che viene messo in formazione per il tempo dedicato a questa.

Quali argomenti si possono finanziare con Impresa 4.0?

Per poter accedere a questi benefici fiscali il datore di lavoro deve condividere con le rappresentanze sindacali aziendali e unitarie il percorso formativo sui seguenti temi specificatamente individuati nel provvedimento di legge:

  • big data e analisi dei dati
  • cloud e fog computing
  • cyber security
  • sistemi cyber-fisici
  • prototipazione rapida
  • sistemi di visualizzazione e realtà aumentata
  • robotica avanzata e collaborativa
  • interfaccia uomo macchina
  • manifattura additiva
  • Internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali

E con riferimento agli ambiti di:

  • vendita e marketing
  • informatica
  • tecniche e tecnologie di produzione

L’accordo con Confcommercio, raggiunto dopo una trattativa piuttosto serrata, mira a costituire una commissione composta dalle parti sociali che valuta i progetti formativi di quelle aziende aderenti all’associazione datoriale che non hanno al loro interno le rappresentanze sindacali.

Il contratto collettivo territoriale si applica alle aziende associate a Confcommercio Milano e che applicano e rispettano per intero il Ccnl del Terziario.

Il Contratto Collettivo Territoriale scadrà il 31 dicembre 2018, salvo eventuali proroghe normative. In questo caso, il contratto si intenderà prorogato fino a ulteriore scadenza.

Il finanziamento di Ebiter Milano

Inoltre l’accordo prevede lo stanziamento di un contributo straordinario di Ebiter Milano (l’Ente Bilaterale per lo sviluppo dell’occupazione, della professionalità e della tutela sociale nel settore Terziario costituito da Confcommercio Milano e i sindacati Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil) per finanziare la formazione 4.0 per le aziende del terziario in regola con i versamenti contributivi all’ente.

I documenti per accedere a Impresa 4.0

A questo link potete scaricare il testo dell’accordo con tutte le informazioni su come accedere al credito d’imposta per la formazione Impresa 4.0.

Per ulteriori informazioni sul credito d’imposta per la formazione Impresa 4.0, si può visitare il sito del Ministero dello sviluppo economico.

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Mentre impazza il dibattito sui rider della gig economy, il vero fenomeno da osservare nel suo complesso è il crowdsourcing. Infatti, secondo un recente studio della fondazione Rodolfo De Benedetti che sarà presentato in via ufficiale il 4 luglio 2018, quando saranno presentati pure i dati del rapporto annuale Inps,...

Programma il Futuro: anche le ragazze si appassionano all’informatica

Programma il Futuro: anche le ragazze si appassionano all’informatica

Bilancio di fine anno scolastico più che positivo per Programma il Futuro (programmailfuturo.it), l’iniziativa di MIUR e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) per avvicinare gli studenti all’informatica. Con oltre 2 milioni di studenti coinvolti, più di 30 milioni di ore di codice svolte (con una media di 15 ore...

Sentenza Foodora: autonomia formale o (e) sostanziale?

Sentenza Foodora: autonomia formale o (e) sostanziale?

Il 7 maggio 2018 sono state depositate le motivazioni sulla sentenza Foodora, fortemente attese, alla base della decisione del tribunale di Torino di negare la natura subordinata delle prestazioni di consegna a domicilio rese dai ciclo-fattorini (riders) della società DS XXXVI ITALY S.r.l. (Foodora). La rilevanza (anche mediatica) della  vicenda è apparsa subito evidente, catalizzando l’attenzione di addetti ai...

Competenze digitali in crescita anche nelle professioni tradizionali

Competenze digitali in crescita anche nelle professioni tradizionali

Non basta più guardare al gap di specialisti ICT, ora bisogna anche guardare alla capacità di rispondere alla crescente domanda di abilità (skill) digitali nelle professioni tradizionali. In tutti i settori e in tutte le funzioni aziendali, posizioni più avanzate richiedono competenze digitali, non per creare applicazioni o gestire sistemi, ma per servirsene con efficacia: per comunicare, vendere, produrre, amministrare, gestire il personale, e così via. Alla sfida di investire nelle competenze specialistiche, si aggiungono così quelle di adeguare i percorsi formativi e sostenere l’aggiornamento digitale di milioni di lavoratori attraverso la formazione continua. Sono queste le conclusioni della quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali – condotto dalle principali associazioni ICT in Italia AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e in collaborazione con MIUR e AGID – che ha esteso l’osservazione alle professioni non informatiche, quelle in cui si colloca il grosso degli occupati e dei candidati all’assunzione.

L’osservazione si è avvalsa di “elaborazioni big data” di informazioni contenute in 540 mila ricerche di personale via Web per 239 figure professionali avvenute nel 2017, e di ulteriori rilevazioni e focus group per i settori dell’Industria, del Commercio e dei Servizi, con particolare riferimento alla manifattura della meccanica e del fashion, al piccolo commercio al dettaglio della moda, all’hospitality (alberghi- ristorazione) e al settore pubblico.

Competenze digitali: oramai irrinunciabili in tutti i mestieri

Il peso degli skill digitali (DSR-Digital Skill Rate) nei più diversi mestieri continua a crescere e una componente imprescindibile delle professioni non informatiche, sia per le attività caratteristiche dell’azienda (Core) che per quelle di Supporto e Management.

È nell’Industria che il fenomeno è più evidente: il DSR va dal 20% medio per le professioni di Supporto e Management al 17% medio per le figure Core, con punte più elevate nella produzione, progettazione, ricerca e sviluppo, nel marketing e nella gestione delle risorse umane. Rispetto al 2014, nel 2017 si è riscontrato un incremento del DSR del 4% per le professioni dell’area di Supporto e Management e del 2% per quelle dell’area Core.

Un andamento simile, seppure meno marcato, è nei settori dei Servizi e del Commercio. Nei Servizi, il DSR medio va dal 14% per le figure di Supporto e Management al 13% per le figure professionali Core, ove il DSR è cresciuto del 3% dal 2014 al 2017. Nel Commercio, l’indicatore presenta valori medi del 13% per le figure di Supporto a Management e del 12% per quelle Core.

Cresce la richiesta di competenze digitali più avanzate

L’osservazione si è estesa anche ai diversi tipi di competenze digitali richieste: Applicate(capacità di usare strumenti e software nei processi operativi e decisionali), Tecniche ICT(vicine alle specialistiche, su soluzioni e piattaforme tecnologiche), di Base (per l’uso quotidiano di strumenti informatici) e di Brokeraggio Informativo (utilizzo di strumenti informatici per lo scambio di informazioni e la comunicazione). Significative le differenze riscontrate nei diversi settori.

Gli skill digitali di Base pesano per il 41% nell’Industria, il 49% nei Servizi e il 54% nel Commercio; gli Applicativi per il 40% nell’Industria, il 25% nei Servizi e il 21% nel Commercio; quelli di Brokeraggio per il 12% nell’Industria, il 16% nei Servizi e il 20% nel Commercio; quelli Tecnici ICT per il 7% nell’industria, il 10% nei Servizi e il 4% del Commercio. Separando gli skill di Base dagli altri, definiti come skill avanzati, si nota come la domanda di skill di base prevalga solo nel Commercio, mentre nell’Industria e nei Servizi prevalgono gli skill avanzati, visti come fattori di una più evoluta professionalità. E questo si accentua per le attività più tipiche dell’azienda (Core) ove la rilevanza media degli skill avanzati sale al 63% nell’industria e al 41% nei Servizi.

Più competenze digitali, più competenze soft

Si è riscontrata una forte correlazione tra skill digitali e soft skill, e cioè quelle abilità trasversali un po’ a tutti mestieri che connotano comunque una più evoluta professionalità: apertura al cambiamento, conoscenza dell’inglese, problem solving, team working, pensiero creativo, capacità di parlare in pubblico, di gestire il tempo e di comunicare con i clienti. La presenza di soft skill è infatti uguale o maggiore rispetto alla media di settore nelle professioni con DSR più elevato, con rispettivamente 35% nel Commercio, 36% nei Servizi e 35% nell’Industria.

e-Leadership in crescita ma non ancora pervasiva

Il percorso verso una maggiore consapevolezza dell’impatto del digitale sul valore del business non è ancora completato in diversi ambienti del management italiano, per motivi di ordine anagrafico, legislativo o semplicemente culturale. Ne risulta che è ancora troppo elevata la quota di aziende ed enti in cui la transizione al digitale è ancora a un livello troppo basso nella scala delle priorità strategiche rispetto all’effettiva urgenza, malgrado la quota crescente di competenze digitali richieste nelle funzioni direttive e manageriali.

Ricerca e fidelizzazione dei talenti e riconversione al digitale variano da settore a settore

Un ulteriore zoom ha riguardato cinque settori, molto specifici – Industria Meccanica, Industria della Moda, Dettaglio Moda, Hospitality (alberghi e ristorazione), Settore Pubblico – a riguardo delle necessità e delle tendenze a reperire o formare competenze digitali. Molte le differenze:

  • nell’Industria Meccanica, ove l’indice medio di pervasività del digitale (DSR) nelle professioni è del 26%, cresce la necessità di competenze digitali nelle Direzioni. La funzione del Personale, anche in ottica Industria 4.0, è sfidata a sostenere la ricerca e la formazione di competenze in linea con l’innovazione digitale, a diffondere la cultura digitale in tutte le aree e modernizzare l’approccio alla ricerca e ritenzione dei talenti anche puntando sui canali Web e sull’immagine;
  • nell’Industria della Moda, ove l’indice DSR è mediamente più basso, si chiedono competenze digitali per le figure a più elevata professionalizzazione (nel 59% dei casi). Il reperimento, il mantenimento e la conversione al digitale avviene nei modi più diversi, dalla formazione strutturata al training on the job, ma per un numero limitato di figure, poiché il problema del settore oggi è quello della forte carenza di figure base per le attività di fabbrica;
  • nel Piccolo Dettaglio Moda (meno di 10 addetti) prevale la ricerca di competenze digitali attraverso contratti part-time e, soprattutto, consulenze esterne. Tuttavia, nelle realtà più avanzate, che spesso fanno capo a manager giovani, l’attitudine al digitale è una marcia in più per contribuire al successo dell’impresa, e si creano posizioni e percorsi per le risorse da avviare all’attività di gestione del sito web del negozio, dei social, della vendita on-line;
  • nell’Hospitality, e soprattutto nel settore alberghiero, digitale è percepito come una necessità irrinunciabile, discriminante fondamentale nella selezione naturale del settore, che opera sempre più su piattaforme on-line. Anche in questo caso, le competenze digitali evolute sono spesso incluse in servizi esterni o consulenze. Tuttavia, le competenze legate all’uso e alla comprensione delle potenzialità del digitale sono richieste per più della metà delle figure manageriali, che sono anche quelle su cui si concentrano formazione e politiche di ritenzione;
  • nel Settore Pubblico si è guardato sia agli Enti che alle Società IT in House (di Regioni, Province Autonome ed Enti Locali). L’evoluzione digitale attuata sta sollecitando sia gli Enti che le Società IT in House ad adeguare gli skill tecnologici e manageriali già presenti e a curare i meccanismi di attrazione e ritenzione dei talenti. La dirigenza è l’ambito professionale in cui è più richiesta la disponibilità di competenze digitali. Il reperimento di competenze poggia principalmente sulla riconversione al digitale degli addetti già attivi nelle strutture. La criticità maggiore è il blocco del turn-over all’interno del settore pubblico e l’impossibilità, stanti gli attuali vincoli normativi, ad offrire condizioni retributive ai giovani talenti digital che siano competitive con quelle di mercato.

Ambiti prioritari di intervento

Tutte le evidenze dello studio portano a vedere il digitale come componente indispensabile e sempre più importante in tutti i mestieri, nuovi e di sempre. È dunque importante che tutti possano adeguare e arricchire il portafoglio di conoscenze e competenze, così come anche è importante che le aziende possano reperire profili sempre più aggiornati in chiave digitale. A questo riguardo, L’Osservatorio ha identificato almeno quattro ambiti su cui impostare nuove iniziative e rafforzare quelle già esistenti:

  • rinnovare i percorsi di formazione in ottica digitale a tutti i livelli: dalla scuola secondaria all’università, dalla riconversione professionale alla formazione del management;
  • ridurre l’eterogeneità nella domanda di competenze digitali nelle professioni, a livello settoriale, funzionale o territoriale;
  • sostenere la piena valorizzazione delle opportunità di lavoro legate a competenze digitali non specialistiche, anche nei settori non tecnologici;
  • spingere le capacità di e-Leadership e change management nei ruoli dirigenziali e in tutte le imprese, perché è il management che deve stimolare l’innovazione.

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Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Nell’epoca dell’iperconnessione, dei selfie, dei like, delle chat, ma anche degli hackers, del bullismo in rete, delle molestie, una iniziativa promossa da Programma il Futuro rilancia il ruolo attivo e responsabile che ciascuno, soprattutto tra i più giovani, può assumere usando il web.

Molti ragazzi, infatti, usano con sorprendente abilità gli strumenti tecnologici, ma spesso trascurano la sicurezza on line e l’etichetta. Per diventare cittadini digitali consapevoli, però, non basta saper usare le tecnologie digitali: occorre prima di tutto una formazione di base sull’informatica ed una buona educazione all’uso responsabile delle tecnologie.

La guida alla cittadinanza digitale consapevole offre materiale utile per navigare in Internet in modo sicuro salvaguardando i dati personali e la propria reputazione digitale, per presentarsi sulla rete in modo rispettoso, per un buon uso dei social network e della comunicazione on line.

In particolare nelle prime tre lezioni (il mio quartiere digitale, il potere delle parole e il super cittadino digitale), gli studenti potranno esercitarsi su come navigare in Rete, comprendere con chiarezza i rischi ai quali vanno incontro ed imparare a gestirli.

Le lezioni sono pensate per alunni della scuola primaria, ma sono proponibili anche per gli studenti delle medie. Ogni lezione presenta un piano di lavoro specifico, una o due esercitazioni e momenti di verifica con l’insegnante. Inoltre, è prevista una scheda di consigli utili per i genitori, scaricabile da questo link.

Il tutto con un linguaggio chiaro ed accessibile, che non utilizza la dicotomia mondo reale/virtuale, proprio per sottolineare che tutto ciò che si fa in rete è tangibile e può comportare conseguenze sulla vita altrui (come nel caso del cyberbullismo).

I testi sono stati forniti dalla associazione americana no profit Common Sense e tradotti e adattati dallo staff di Programma il Futuro, in base ad un accordo esclusivo di collaborazione.

Un’iniziativa che, senza inutili tecnicismi, avvicina ad un uso del web consapevole e “maturo”.

Programma il futuro prosegue inoltre la sua campagna di crowdfunding (con hashtag dedicato #DONAunaLINEAdiCODICE) per sostenere lo sviluppo della cultura digitale nelle scuole e nel Paese.

Piattaforme online, bisogna proteggere anche i lavoratori

Piattaforme online, bisogna proteggere anche i lavoratori

La Commissione europea ha proposto il 26 aprile 2018 nuove regole per le piattaforme online. L’obiettivo è di migliorare il mercato unico digitale così da ottenere “un contesto imprenditoriale equo, prevedibile, sostenibile e affidabile nell’economia online” così come annunciato dal Presidente Juncker durante il discorso sullo stato dell’Unione del 13...

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

L’uso diffuso di vecchie e nuove tecnologie negli ambienti di lavoro ha portato con sé opportunità e criticità sulla salute e sicurezza ICT.

I cambiamenti, oltre a portare nuove opportunità sia in termini di occupazione e di qualità del lavoro, possono provocare anche nuovi rischi.

L’Inail ha realizzato nel 2017 alcune linee guida utili per la salute e sicurezza ICT così da fornire a imprese e lavoratori delle indicazioni operative utili a comprendere le novità sia per quanto riguarda le modalità di lavoro come il lavoro agile, sia per quanto riguarda la formazione professionale e le informazioni sull’uso delle piattaforme di collaborazione.

I documenti forniscono una premessa introduttiva sul tema trattato (nuove modalità di lavoro, social, innovazione, usi e abusi dell’ICT nei luoghi di lavoro, benessere dei lavoratori), delle tabelle riassuntive, i riferimenti di legge e le conclusioni.

Ecco i documenti che potete scaricare direttamente dal sito dell’Inail sulla salute e sicurezza ICT.

Per ulteriore approfondimenti, vi invitiamo a leggere anche un altro nostro articolo sui rischi e le opportunità della salute e sicurezza informatica.

Michel Murabito - Developer

Michel Murabito – Developer

Michel Murabito (tutti però lo chiamano Mich) ha 32 anni ed è nato a Torino, cresciuto in Sicilia e residente a Milano. Il suo motto è «Never Hesitate» e negli ultimi 18 anni ha studiato programmazione in diversi modi e per diversi ambiti. Gli piace definirsi Sviluppatore Web di giorno e aspirante...