Author Archives: Redazione

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Mentre impazza il dibattito sui rider della gig economy, il vero fenomeno da osservare nel suo complesso è il crowdsourcing. Infatti, secondo un recente studio della fondazione Rodolfo De Benedetti che sarà presentato in via ufficiale il 4 luglio 2018, quando saranno presentati pure i dati del rapporto annuale Inps,...

Programma il Futuro: anche le ragazze si appassionano all’informatica

Programma il Futuro: anche le ragazze si appassionano all’informatica

Bilancio di fine anno scolastico più che positivo per Programma il Futuro (programmailfuturo.it), l’iniziativa di MIUR e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) per avvicinare gli studenti all’informatica. Con oltre 2 milioni di studenti coinvolti, più di 30 milioni di ore di codice svolte (con una media di 15 ore...

Sentenza Foodora: autonomia formale o (e) sostanziale?

Sentenza Foodora: autonomia formale o (e) sostanziale?

Il 7 maggio 2018 sono state depositate le motivazioni sulla sentenza Foodora, fortemente attese, alla base della decisione del tribunale di Torino di negare la natura subordinata delle prestazioni di consegna a domicilio rese dai ciclo-fattorini (riders) della società DS XXXVI ITALY S.r.l. (Foodora). La rilevanza (anche mediatica) della  vicenda è apparsa subito evidente, catalizzando l’attenzione di addetti ai...

Competenze digitali in crescita anche nelle professioni tradizionali

Competenze digitali in crescita anche nelle professioni tradizionali

Non basta più guardare al gap di specialisti ICT, ora bisogna anche guardare alla capacità di rispondere alla crescente domanda di abilità (skill) digitali nelle professioni tradizionali. In tutti i settori e in tutte le funzioni aziendali, posizioni più avanzate richiedono competenze digitali, non per creare applicazioni o gestire sistemi, ma per servirsene con efficacia: per comunicare, vendere, produrre, amministrare, gestire il personale, e così via. Alla sfida di investire nelle competenze specialistiche, si aggiungono così quelle di adeguare i percorsi formativi e sostenere l’aggiornamento digitale di milioni di lavoratori attraverso la formazione continua. Sono queste le conclusioni della quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali – condotto dalle principali associazioni ICT in Italia AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e in collaborazione con MIUR e AGID – che ha esteso l’osservazione alle professioni non informatiche, quelle in cui si colloca il grosso degli occupati e dei candidati all’assunzione.

L’osservazione si è avvalsa di “elaborazioni big data” di informazioni contenute in 540 mila ricerche di personale via Web per 239 figure professionali avvenute nel 2017, e di ulteriori rilevazioni e focus group per i settori dell’Industria, del Commercio e dei Servizi, con particolare riferimento alla manifattura della meccanica e del fashion, al piccolo commercio al dettaglio della moda, all’hospitality (alberghi- ristorazione) e al settore pubblico.

Competenze digitali: oramai irrinunciabili in tutti i mestieri

Il peso degli skill digitali (DSR-Digital Skill Rate) nei più diversi mestieri continua a crescere e una componente imprescindibile delle professioni non informatiche, sia per le attività caratteristiche dell’azienda (Core) che per quelle di Supporto e Management.

È nell’Industria che il fenomeno è più evidente: il DSR va dal 20% medio per le professioni di Supporto e Management al 17% medio per le figure Core, con punte più elevate nella produzione, progettazione, ricerca e sviluppo, nel marketing e nella gestione delle risorse umane. Rispetto al 2014, nel 2017 si è riscontrato un incremento del DSR del 4% per le professioni dell’area di Supporto e Management e del 2% per quelle dell’area Core.

Un andamento simile, seppure meno marcato, è nei settori dei Servizi e del Commercio. Nei Servizi, il DSR medio va dal 14% per le figure di Supporto e Management al 13% per le figure professionali Core, ove il DSR è cresciuto del 3% dal 2014 al 2017. Nel Commercio, l’indicatore presenta valori medi del 13% per le figure di Supporto a Management e del 12% per quelle Core.

Cresce la richiesta di competenze digitali più avanzate

L’osservazione si è estesa anche ai diversi tipi di competenze digitali richieste: Applicate(capacità di usare strumenti e software nei processi operativi e decisionali), Tecniche ICT(vicine alle specialistiche, su soluzioni e piattaforme tecnologiche), di Base (per l’uso quotidiano di strumenti informatici) e di Brokeraggio Informativo (utilizzo di strumenti informatici per lo scambio di informazioni e la comunicazione). Significative le differenze riscontrate nei diversi settori.

Gli skill digitali di Base pesano per il 41% nell’Industria, il 49% nei Servizi e il 54% nel Commercio; gli Applicativi per il 40% nell’Industria, il 25% nei Servizi e il 21% nel Commercio; quelli di Brokeraggio per il 12% nell’Industria, il 16% nei Servizi e il 20% nel Commercio; quelli Tecnici ICT per il 7% nell’industria, il 10% nei Servizi e il 4% del Commercio. Separando gli skill di Base dagli altri, definiti come skill avanzati, si nota come la domanda di skill di base prevalga solo nel Commercio, mentre nell’Industria e nei Servizi prevalgono gli skill avanzati, visti come fattori di una più evoluta professionalità. E questo si accentua per le attività più tipiche dell’azienda (Core) ove la rilevanza media degli skill avanzati sale al 63% nell’industria e al 41% nei Servizi.

Più competenze digitali, più competenze soft

Si è riscontrata una forte correlazione tra skill digitali e soft skill, e cioè quelle abilità trasversali un po’ a tutti mestieri che connotano comunque una più evoluta professionalità: apertura al cambiamento, conoscenza dell’inglese, problem solving, team working, pensiero creativo, capacità di parlare in pubblico, di gestire il tempo e di comunicare con i clienti. La presenza di soft skill è infatti uguale o maggiore rispetto alla media di settore nelle professioni con DSR più elevato, con rispettivamente 35% nel Commercio, 36% nei Servizi e 35% nell’Industria.

e-Leadership in crescita ma non ancora pervasiva

Il percorso verso una maggiore consapevolezza dell’impatto del digitale sul valore del business non è ancora completato in diversi ambienti del management italiano, per motivi di ordine anagrafico, legislativo o semplicemente culturale. Ne risulta che è ancora troppo elevata la quota di aziende ed enti in cui la transizione al digitale è ancora a un livello troppo basso nella scala delle priorità strategiche rispetto all’effettiva urgenza, malgrado la quota crescente di competenze digitali richieste nelle funzioni direttive e manageriali.

Ricerca e fidelizzazione dei talenti e riconversione al digitale variano da settore a settore

Un ulteriore zoom ha riguardato cinque settori, molto specifici – Industria Meccanica, Industria della Moda, Dettaglio Moda, Hospitality (alberghi e ristorazione), Settore Pubblico – a riguardo delle necessità e delle tendenze a reperire o formare competenze digitali. Molte le differenze:

  • nell’Industria Meccanica, ove l’indice medio di pervasività del digitale (DSR) nelle professioni è del 26%, cresce la necessità di competenze digitali nelle Direzioni. La funzione del Personale, anche in ottica Industria 4.0, è sfidata a sostenere la ricerca e la formazione di competenze in linea con l’innovazione digitale, a diffondere la cultura digitale in tutte le aree e modernizzare l’approccio alla ricerca e ritenzione dei talenti anche puntando sui canali Web e sull’immagine;
  • nell’Industria della Moda, ove l’indice DSR è mediamente più basso, si chiedono competenze digitali per le figure a più elevata professionalizzazione (nel 59% dei casi). Il reperimento, il mantenimento e la conversione al digitale avviene nei modi più diversi, dalla formazione strutturata al training on the job, ma per un numero limitato di figure, poiché il problema del settore oggi è quello della forte carenza di figure base per le attività di fabbrica;
  • nel Piccolo Dettaglio Moda (meno di 10 addetti) prevale la ricerca di competenze digitali attraverso contratti part-time e, soprattutto, consulenze esterne. Tuttavia, nelle realtà più avanzate, che spesso fanno capo a manager giovani, l’attitudine al digitale è una marcia in più per contribuire al successo dell’impresa, e si creano posizioni e percorsi per le risorse da avviare all’attività di gestione del sito web del negozio, dei social, della vendita on-line;
  • nell’Hospitality, e soprattutto nel settore alberghiero, digitale è percepito come una necessità irrinunciabile, discriminante fondamentale nella selezione naturale del settore, che opera sempre più su piattaforme on-line. Anche in questo caso, le competenze digitali evolute sono spesso incluse in servizi esterni o consulenze. Tuttavia, le competenze legate all’uso e alla comprensione delle potenzialità del digitale sono richieste per più della metà delle figure manageriali, che sono anche quelle su cui si concentrano formazione e politiche di ritenzione;
  • nel Settore Pubblico si è guardato sia agli Enti che alle Società IT in House (di Regioni, Province Autonome ed Enti Locali). L’evoluzione digitale attuata sta sollecitando sia gli Enti che le Società IT in House ad adeguare gli skill tecnologici e manageriali già presenti e a curare i meccanismi di attrazione e ritenzione dei talenti. La dirigenza è l’ambito professionale in cui è più richiesta la disponibilità di competenze digitali. Il reperimento di competenze poggia principalmente sulla riconversione al digitale degli addetti già attivi nelle strutture. La criticità maggiore è il blocco del turn-over all’interno del settore pubblico e l’impossibilità, stanti gli attuali vincoli normativi, ad offrire condizioni retributive ai giovani talenti digital che siano competitive con quelle di mercato.

Ambiti prioritari di intervento

Tutte le evidenze dello studio portano a vedere il digitale come componente indispensabile e sempre più importante in tutti i mestieri, nuovi e di sempre. È dunque importante che tutti possano adeguare e arricchire il portafoglio di conoscenze e competenze, così come anche è importante che le aziende possano reperire profili sempre più aggiornati in chiave digitale. A questo riguardo, L’Osservatorio ha identificato almeno quattro ambiti su cui impostare nuove iniziative e rafforzare quelle già esistenti:

  • rinnovare i percorsi di formazione in ottica digitale a tutti i livelli: dalla scuola secondaria all’università, dalla riconversione professionale alla formazione del management;
  • ridurre l’eterogeneità nella domanda di competenze digitali nelle professioni, a livello settoriale, funzionale o territoriale;
  • sostenere la piena valorizzazione delle opportunità di lavoro legate a competenze digitali non specialistiche, anche nei settori non tecnologici;
  • spingere le capacità di e-Leadership e change management nei ruoli dirigenziali e in tutte le imprese, perché è il management che deve stimolare l’innovazione.

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Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Per un web responsabile: nuova iniziativa di Programma il Futuro

Nell’epoca dell’iperconnessione, dei selfie, dei like, delle chat, ma anche degli hackers, del bullismo in rete, delle molestie, una iniziativa promossa da Programma il Futuro rilancia il ruolo attivo e responsabile che ciascuno, soprattutto tra i più giovani, può assumere usando il web.

Molti ragazzi, infatti, usano con sorprendente abilità gli strumenti tecnologici, ma spesso trascurano la sicurezza on line e l’etichetta. Per diventare cittadini digitali consapevoli, però, non basta saper usare le tecnologie digitali: occorre prima di tutto una formazione di base sull’informatica ed una buona educazione all’uso responsabile delle tecnologie.

La guida alla cittadinanza digitale consapevole offre materiale utile per navigare in Internet in modo sicuro salvaguardando i dati personali e la propria reputazione digitale, per presentarsi sulla rete in modo rispettoso, per un buon uso dei social network e della comunicazione on line.

In particolare nelle prime tre lezioni (il mio quartiere digitale, il potere delle parole e il super cittadino digitale), gli studenti potranno esercitarsi su come navigare in Rete, comprendere con chiarezza i rischi ai quali vanno incontro ed imparare a gestirli.

Le lezioni sono pensate per alunni della scuola primaria, ma sono proponibili anche per gli studenti delle medie. Ogni lezione presenta un piano di lavoro specifico, una o due esercitazioni e momenti di verifica con l’insegnante. Inoltre, è prevista una scheda di consigli utili per i genitori, scaricabile da questo link.

Il tutto con un linguaggio chiaro ed accessibile, che non utilizza la dicotomia mondo reale/virtuale, proprio per sottolineare che tutto ciò che si fa in rete è tangibile e può comportare conseguenze sulla vita altrui (come nel caso del cyberbullismo).

I testi sono stati forniti dalla associazione americana no profit Common Sense e tradotti e adattati dallo staff di Programma il Futuro, in base ad un accordo esclusivo di collaborazione.

Un’iniziativa che, senza inutili tecnicismi, avvicina ad un uso del web consapevole e “maturo”.

Programma il futuro prosegue inoltre la sua campagna di crowdfunding (con hashtag dedicato #DONAunaLINEAdiCODICE) per sostenere lo sviluppo della cultura digitale nelle scuole e nel Paese.

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

Salute e sicurezza ICT, le linee guida Inail

L’uso diffuso di vecchie e nuove tecnologie negli ambienti di lavoro ha portato con sé opportunità e criticità sulla salute e sicurezza ICT.

I cambiamenti, oltre a portare nuove opportunità sia in termini di occupazione e di qualità del lavoro, possono provocare anche nuovi rischi.

L’Inail ha realizzato nel 2017 alcune linee guida utili per la salute e sicurezza ICT così da fornire a imprese e lavoratori delle indicazioni operative utili a comprendere le novità sia per quanto riguarda le modalità di lavoro come il lavoro agile, sia per quanto riguarda la formazione professionale e le informazioni sull’uso delle piattaforme di collaborazione.

I documenti forniscono una premessa introduttiva sul tema trattato (nuove modalità di lavoro, social, innovazione, usi e abusi dell’ICT nei luoghi di lavoro, benessere dei lavoratori), delle tabelle riassuntive, i riferimenti di legge e le conclusioni.

Ecco i documenti che potete scaricare direttamente dal sito dell’Inail sulla salute e sicurezza ICT.

Per ulteriore approfondimenti, vi invitiamo a leggere anche un altro nostro articolo sui rischi e le opportunità della salute e sicurezza informatica.

Michel Murabito - Developer

Michel Murabito – Developer

Michel Murabito (tutti però lo chiamano Mich) ha 32 anni ed è nato a Torino, cresciuto in Sicilia e residente a Milano. Il suo motto è «Never Hesitate» e negli ultimi 18 anni ha studiato programmazione in diversi modi e per diversi ambiti. Gli piace definirsi Sviluppatore Web di giorno e aspirante...

Tecnologie digitali, centrale il ruolo di genitori e insegnanti

Tecnologie digitali, centrale il ruolo di genitori e insegnanti

Programma il Futuro”, il progetto realizzato dal CINI – il consorzio delle università italiane che insegnano e fanno ricerca in informatica – in collaborazione con il MIUR, per diffondere nelle scuole le basi scientifiche dell’informatica (il cosiddetto pensiero computazionale), ha realizzato un’indagine dedicata all’uso consapevole delle tecnologie digitali.

Le risposte al questionario, curato dal Centro Ricerche Themis, sono pervenute da un campione di 2.422 insegnanti di ogni ordine di scuola, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, con una larga rappresentanza della primaria (59,08% dei partecipanti), evidenziano risultati molto interessanti.

L’influenza delle “cattive compagnie” rispetto ad un uso consapevole delle tecnologie digitali appare meno dannosa di quanto si potrebbe pensare, dal momento che gli insegnanti ritengono l’influenza di amici/compagni positiva per il 42,5%, neutra per il 25,5% e negativa per il 19,8%. Per indirizzare i ragazzi ad un uso più meditato, risulta invece fondamentale il ruolo di insegnanti e genitori.

L’indagine rileva che le tecnologie digitali vengono usate dagli studenti principalmente per giocare (83,9%), comunicare/condividere con amici/compagni (56,9%), sentire/vedere/scaricare musica (44,7%) e solo da una minoranza degli studenti, il 16,9%, per informarsi.

Un dato critico, indicato dal 43% del campione, è invece la scarsa consapevolezza dei rischi ai quali gli studenti sono esposti con l’uso delle tecnologie on line (bullismo, molestie, truffe, ecc.).

Lo studio rileva anche la forte richiesta di incentivare le iniziative volte a favorire la consapevolezza: l’87% considera utili le lezioni di Programma il Futuro – per capire “come funzionano le tecnologie” – e ben il 92,2% del campione auspica ulteriori lezioni di approfondimento.

Per facilitare un uso consapevole delle tecnologie il 73,1% degli insegnanti ritiene necessaria “la conoscenza dei rischi legati al loro uso”, seguita dalla “capacità di usarle efficacemente” (48,4% degli intervistati), dal “senso di responsabilità” (46,4%) e dalla “conoscenza di come funzionano le tecnologie” (45%). Ed è su questa direzione che il progetto svilupperà specifiche attività, coniugando la programmazione (coding) con la consapevolezza digitale, per preparare cittadini sempre più informati e competenti.

Approfondimenti e ulteriori dati saranno disponibili nel prossimo rapporto di monitoraggio del progetto, che continua a crescere in termini di partecipazione. Dalla sua nascita (2014) ad oggi Programma il Futuro ha coinvolto oltre 100.000 classi e circa 30.000 insegnanti, ed ha permesso lo svolgimento di 22 milioni di ore di informatica nel solo periodo da settembre 2017 ad oggi.

Programma il Futuro è finanziato da alcuni partner privati sensibili alla crescita digitale del Paese e che a vari livelli forniscono le risorse necessarie. Sono benefattori classic: Engineering, TIM. Sono donatori classic: CA Technologies, De Agostini Scuola, SeeWeb. Inoltre, è attiva una campagna pubblica di raccolta fondi sostieni.programmailfuturo.it che permette a tutti i cittadini di contribuire all’iniziativa.

Per maggiori informazioni sul progetto “Programma il futuro”, clicca qui.

Voucher digitalizzazione, come funziona?

Voucher digitalizzazione, come funziona?

A partire dalle ore 10.00 del prossimo 30 gennaio 2018, micro, piccole e medie imprese potranno inviare le istanze per richiedere i voucher digitalizzazione.

L’importo del voucher digitalizzazione non dovrà essere superiore a 10 mila euro.

Gli acquisti potranno essere relativi a hardware, software e servizi specialistici per digitalizzare i processi aziendali e favorire l’ammodernamento tecnologico.

I nuovi acquisti, secondo quanto stabilito dalla legge sull’agevolazione, dovranno essere fatti dopo aver prenotato i voucher.

Ciò che è stato acquistato deve permettere di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

L’importo del voucher digitalizzazione, comunque non superiore a 10 mila euro, può coprire al massimo il 50% del totale delle spese ammissibili.

La scadenza per la presentazione delle domande verrà chiusa alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda nella sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero dello Sviluppo Economico.

Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Sul sito del MISE sono pubblicate le FAQ relative all’agevolazione.

Ora si vieta l’ingresso ai fattorini della gig economy

Ora si vieta l’ingresso ai fattorini della gig economy

Partecipando all’ultima manifestazione dei fattorini della gig economy a Milano che si è tenuta davanti la sede di Deliveroo l’1 dicembre, abbiamo avuto modo di incontrare pure un lavoratore che ci ha raccontato un curioso particolare di un locale milanese.

In pratica, i proprietari di questo locale in una zona pressoché centrale del capoluogo lombardo hanno affisso un cartello all’ingresso dell’esercizio pubblico con la scritta “Vietato l’ingresso ai «runner»” e sotto alcuni nomi delle principali società-app che svolgono il servizio di consegna a domicilio del cibo.

Accanto a questo, un altro cartello con una freccia verso sinistra e una semplice scritta accanto: «riders».

Dapprima sbalorditi di come si potesse arrivare a tanto (si è passati dal “divieto di ingresso ai cani” a quello dei lavoratori), abbiamo voluto fare una ricerca del cartello incriminato per le vie di Milano.

Quella che vedete è la foto che abbiamo scattato (niente fotomontaggi da fake news, eh!) proprio qualche sera fa.

Sorgono spontanee alcune domande e riflessioni dopo aver visto tale annuncio:

  • Se è vero che le parole sono importanti, non sarebbe opportuno fare un cartello un po’ più accogliente e rispettoso del lavoro svolto dai fattorini della gig economy? Magari un “Per i fattorini delle app, l’ingresso è quello della porta accanto”?
  • Poi, una volta li chiamate runner, un’altra volta rider: anche questo aspetto denota poca sensibilità e conoscenza di un fenomeno come la gig economy e del rapporto con chi ci lavora.
  • Se vi piace il servizio di consegna, perché mortificare in questo modo chi lavora per voi? A questo punto, perché non fare una consegna a domicilio in proprio?
  • Questa “guerra tra poveri” sicuramente non fa bene a un clima già in parte teso dove la gig economy è vista come un “male necessario” per fare affari piuttosto che trovare insieme una soluzione per un lavoro dignitoso.

Tuttavia, parlando pochi giorni fa con una lavoratrice di Deliveroo di Roma e commentando proprio questo cartello, ci ha detto che la società britannica di delivery food invita la propria flotta di fattorini a segnalare casi di “maltrattamento” (a quanto pare anche nella capitale ci sono alcuni casi simili, anche solamente verbali) da parte delle attività commerciali che usufruiscono del servizio digitale.

Certo, non sappiamo se poi ci saranno ripercussioni reali o tirate di orecchie ai titolari dei locali tuttavia in qualche modo Deliveroo cerca di sopperire all’imbarbarimento della ristorazione e dei pubblici esercizi.

Situazioni del genere (a detta del lavoratore che abbiamo incontrato, ci sono altre attività milanesi che anche a parole maltrattano i fattorini della gig economy) sono segnali ancora una volta chiari e inequivocabili che qualcosa va fatto per normare questa parte dell’economia digitale.

Intanto, per chi volesse contribuire al nostro osservatorio sulla gig economy in Italia, è disponibile il questionario online da compilare e condividere con chi lavora sulle piattaforme online.

Per chi volesse invece sentire le parole del rider che abbiamo incontrato, ecco il video.