Nei call center 30 mila lavoratori a rischio

Post by: 24/04/2012 0 comments 902 views

MILANO – In un momento lavorativo ‘pesante’ come quello attuale il settore dei lavoratori in call center è uno dei più instabili: in quest’ambito vi sarebberoben 25- 30 mila posti ‘a rischio’, su un totale di circa 80 mila addetti perlopiù outsourcer cioe’ i lavoratori esterni all’azienda che ha commissionato il servizio.

L’allarme per il settore è condiviso dai sindacati di categoria e dalla Assocontact, l’Associazione nazionale contact center affiliata a Confindustria che paventa (o minaccia?) una delocalizzazione di massa.

Il vice presidente dell’Assocontat Umberto Costamagna si dice preoccupato dai ‘paletti’ fissati dalla nuova legge: “con queste norme – assicura – molte aziende vorranno portare all’estero le proprie attività”.

Di fatto però già oggi molte società hanno scelto di trasferirsi in altre nazioni europee, Albania e Romania in primis, o extraeuropee come Tunisia e Argentina, magari dopo aver usufruito dei contributi pubblici per la stabilizzazione del personale.

Le delocalizazioni hanno ‘tagliato’  migliaia posti dicono le organizzazioni sindacali che puntano il dito sulla precarietà del settore.

IL DUMPING – Viene denunciato anche l’aumento dei fenomeni di dumping (1): “un dumping commerciale e contrattuale – dice Salvo Ugliarolo segretario nazionale della Uilm – che comprime diritti e salario trascurando la qualità del servizio offerto”.

In generale l’ambito call center è caratterizzato da instabilità lavorativa ed elevata precarietà: i contratti possono essere rinnovati, soprattutto per il personale meno esperto, anche solo per una settimana o per un mese. Il profilo dei lavoratori, inquadrato sostanzialmente in due Contratti ( Tlc e Commercio) è, rispettivamente, al III e al IV livello, anche se molto spesso si tratta di lavoratori laureati. Un quadro  non esaltante.

Eppure, complice la crisi, sono in aumento le domande di chi cerca lavoro nel settore. Una ricerca di Randstad agenzia per il lavoro rileva, nel primo trimestre 2012, un incremento del 50% delle domande rispetto allo stesso periodo 2011.

Inoltre mentre solo un anno fa erano Milano, Torino e Roma ad assorbire la maggior parte delle ricerche, ora il fenomeno e’ piu’ diffuso e omogeneo con presenze anche al Centro e Sud Italia (dove la finanziaria 2007 aveva previsto particolari agevolazioni fiscali)

Una ricerca di Gi Group conferma che il lavoro nei call center  è in crescita, di circa il 10%, nel 2012, soprattutto al Sud .

STIPENDI IN CALO – Non aumentano invece, anzi tendono ad abbassarsi, gli stipendi del settore che rimangono in un range medio tra i 500 e gli 800 euro mensili con cifre massime, che poco si vedono, tra i 15 mila e i 19 mila euro lordi all’ anno.

Troppo poco davvero, eppure abbastanza, vista la crisi, per diventare una parziale alternativa laddove il lavoro manca del tutto.

 

di Giuseppe de Paoli

 

Note: DUMPING Politica commerciale che consiste nel vendere all’estero prodotti ad un prezzo inferiore al loro costo di produzione, rinunciando a parte del profitto, o addirittura subendo delle perdite, pur di assicurarsi una buona penetrazione nei mercati

Nei call center 30 mila lavoratori a rischio ultima modifica: 2012-04-24T00:00:00+00:00 da Redazione

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