Simone Digrandi - frontend web developer

Simone Digrandi – Frontend Web Developer

Post by: 15/12/2014 0 comments 1832 views

30 anni, nato e cresciuto a Ragusa, nell’estremo Sud-Est della Sicilia, la terra di Montalbano e del Barocco UNESCO.

Dopo il conseguimento di una laurea in Scienze dell’Amministrazione è responsabile del proprio studio di comunicazione integrata, “MyDesign”.

Oltre al proprio impegno aziendale, è presidente dell’Associazione Youpolis Sicilia ed unitamente al forte impegno associativo per le politiche giovanili si occupa di testimoniare con la propria case history l’importanza di “inventarsi un lavoro” come soluzione alla crisi attuale.

Nel marzo 2014 ha tenuto un seminario su competitività e comunicazione di prodotto nella Facoltà di Economia della Sapienza di Roma.
L’ultimo social post?
Una foto scattata due giorni fa degli affreschi della cupola della Cattedrale di Noto con un commento che ha tirato fuori da quell’immagine una riflessione più ampia per tutti: la ricostruzione di un monumento barocco crollato e il suo arricchimento artistico con affreschi di artisti dei nostri tempi perfettamente in sintonia con il contesto architettonico, fa capire che se la crisi economica ha fatto crollare tutte le nostre certezze noi possiamo ricostruirle con cose totalmente nuove ma che si integrano con le nostre aspettative di vita. È ciò che abbiamo fatto noi e molti altri puntando su professioni nuove ed autonome.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Uno dei fantastici spot pubblicitari per aziende locali realizzati da un amico ragusano che, come me, ha deciso di puntare sulla sua passione come lavoro. Una professionalità che in pochi anni ha fatto subito la differenza nel territorio.

Mac, Windows o Linux?
Rigorosamente Mac. Lavorare su tre o quattro siti contemporaneamente più progettazioni grafiche incluse è qualcosa che ha bisogno di velocità!

L’ultimo acquisto online?
Sarò monotono e poco burocratico ma… la firma digitale!

Un libro che ha segnato la tua vita?
Non rispondo esplicitamente perché lo potrei fare tra qualche mese. Diciamo che non si tratta di qualcosa di “letto” e che c’è un work in progress.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Sicuramente la realizzazione dei siti per le pubbliche amministrazioni secondo le nuove direttive in materia di trasparenza ed accessibilità: questo sia per l’impegno di ricerca necessario sia per l’importanza di ciò che è stato possibile fare. Unitamente a una gestione della trasparenza sicuramente importante, lavorare per realizzare una piattaforma accessibile davvero a tutti, specie a chi ha disabilità, ti fa capire quanto sia importante impegnarsi affinchè il web possa essere un luogo vivibile davvero da tutti.

Simone Digrandi - Frontend Web DeveloperQuando hai deciso di diventare Web Developer?
Da sempre ho “smanettato” con la programmazione web, sin dai tempi del liceo; l’occasione di lancio è stato un anno di lavoro presso l’ufficio comunicazioni sociali della mia Diocesi, per la quale ho realizzato il portale e formato gli operatori che ci avrebbero dovuto lavorare: subito dopo, avendo deciso di aprire uno studio di comunicazione integrata, la realizzazione di siti e portali è diventato immediatamente il filone di servizi maggiormente richiesto, specie in un’ottica di ‘rottamazione’ di siti aziendali obsoleti.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Entrambe. Da autodidatta ho imparato tantissime cose; ma è con l’esperienza pratica che ti specializzi: risolvere un problema imprevisto all’interno di una piattaforma o impegnarsi per soddisfare una richiesta di un cliente mai arrivata finora ti porta a saper fare molto di più ed essere maggiormente specializzato (oltre che in grado di individuare e risolvere i problemi molto velocemente).

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Ce ne sono stati diversi, ma quello più importante senz’altro è stato a Novembre 2011: partecipando a Milano al Top Management Forum ho potuto conoscere gli ideatori della Blue Ocean Strategy. Quei panel dedicati alla competitività hanno fatto cambiare prospettive a me e sicuramente alla maggior parte dei presenti. Ci siamo convinti di dover costruire offerte competitive, il più possibile uniche e particolari.

E un’intuizione vincente?
Aver cercato di diffondere la cultura del web gestibile a tutti, realizzando strutture dove il cliente si sente davvero dentro un meccanismo che gli appartiene, e che può aggiornare con estrema semplicità, sentendolo insomma “roba sua”.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare Web Developer come te?
Innanzitutto essere non solo buoni programmatori ma anche ottimi venditori, cercando di costruire proposte interessanti, attraenti, vincenti e competitive, magari pensando meno al proprio profitto e più ai budget che il mercato può investire. Poi sicuramente di scegliere liberamente con quali strumenti lavorare. Il campanilismo dei CMS si affronta non seguendo i consigli degli altri o la moda del momento, ma aprendosi a quel sistema con il quale riesci a dialogare bene e che ti permette di fare davvero ciò che vuoi.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Gli effetti rivoluzionari credo siano ben chiari. Si può investire sui servizi legati al web come unico filone professionale, cercando il più possibile di amalgamare esigenze “istituzionali” di un’azienda (che portano alla necessità di un dominio e di un sito) con quelle più “friendly” della presenza sui social. L’uno non può escludere l’altro, l’integrazione è e deve essere perfetta.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Serve assolutamente così come auspico che nasca e si sviluppi una struttura atta a tutelare tutti i giovani che con le loro micro-imprese rispondono alla crisi in maniera totalmente autonoma (diciamocelo, davanti alle inerzie di chi dovrebbe cambiare le cose in Italia ce la stiamo sbrigando da soli). Riguardo alla specificità dei networkers, serve un luogo anche e soprattutto di confronto e formazione, su tutti i fronti, da quello professionale a quello gestionale.

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
“Rendo i miei clienti felici”. Me lo disse una ragazza a cui avevo spiegato in maniera più dettagliata quello che facevo: occuparmi della comunicazione – web compresa – di un’azienda per me vuol dire fare mio l’obiettivo del cliente, che magari ha bisogno di diffondere con chiarezza quanto sia speciale in ciò che fa. E per questo talvolta quando riesco a raggiungere l’obiettivo (un sistema di comunicazione particolare, un sito che risulta molto facile da aggiornare con notevole sorpresa da parte del “proprietario”) riesco a farmi strappare sorrisi sinceri. Non c’è cosa più bella, che per certi versi può valere anche più del guadagno personale per il lavoro fatto…

Simone Digrandi - Frontend Web DeveloperL’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
No. La cosa importante non è l’orario ma l’obiettivo. Si può essere puntuali e iniziare alle 8 del mattino ma non avere la giusta concentrazione per completare un lavoro. Un consiglio? Certamente non quello di lavorare fino a notte inoltrata e rischiare di muoversi come zombie la mattina, ma, se necessario, di restare a dormire anche un’ora in più del previsto (certo, evitando di arrivare a mezzogiorno eh!) si lavorerà con più forza fisica e mentale.

Quanti sono i tuoi amici sui social network, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Sono più di 1000, molti dei quali legati alla mia attività pubblica – sono presidente di un’associazione che si occupa di politiche giovanili nella mia provincia – ma stranamente i più sono persone che conosco anche dal vivo o che solo dopo avermi conosciuto pubblicamente mi hanno aggiunto. Per questo – fortunatamente – capita di interagire con molti di loro anche “fuori”. Del resto, spesso chiediamo ai nostri concittadini di staccare i pc, smettere di dialogare e litigare a suon di commenti e passare dalle piazze virtuali a quelle reali, magari in occasione di eventi ed iniziative di una certa rilevanza.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Può capitare, qualora non si tratti di una persona o situazione presente anche sui social.
di Mario Grasso

Simone Digrandi – Frontend Web Developer ultima modifica: 2014-12-15T09:44:35+00:00 da Redazione

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