Direttiva europea sul lavoro di piattaforme digitali: le ultime novità

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Direttiva europea sul lavoro di piattaforme digitali: le ultime novità

La Commissione Occupazione del Parlamento europeo ha votato ieri a favore del testo della relatrice Elisabetta Gualmini.

Il voto, che ha visto 41 favorevoli e 12 contrari, sembra essere ancora più ambizioso della proposta della Commissione europea dello scorso dicembre.

Un cambiamento fondamentale rispetto alla bozza di proposta della Commissione è l’eliminazione dei criteri per far scattare la presunzione di subordinazione, e l’introduzione di criteri per dimostrare che un lavoratore è indipendente quando la piattaforma contesta la presunzione di subordinazione in tribunale.

Questa formulazione è stata fortemente osteggiata dalla lobby delle piattaforme, in quanto i criteri potrebbero fornire loro un modo per evitare gli obblighi di assunzione.

Sono state apportate modifiche significative anche alla parte del testo relativa alla gestione algoritmica, con maggiore trasparenza e richieste di informazioni sulle modalità di utilizzo degli strumenti automatizzati.

In un’intervista della scorsa settimana, la Gualmini ha dichiarato di ritenere che la parte della direttiva relativa alla gestione degli algoritmi sia la più importante.

Ciononostante, ci sono stati compromessi sul testo originale della Gualmini per raggiungere un accordo con il centro-destra in seno alla commissione per l’occupazione, e la relatrice socialdemocratica ha affermato che “tutti hanno rinunciato a qualcosa e hanno ottenuto qualcosa” in questi negoziati.

Nel frattempo, la presidenza ceca del Consiglio dell’UE, che rappresenta gli Stati membri dell’UE, non è riuscita a far passare un accordo sulla direttiva sul lavoro su piattaforma nonostante due tentativi in extremis giovedì [8 dicembre].

I cechi avevano cercato di annacquare la proposta iniziale della Commissione europea al punto che, secondo la Confederazione europea dei sindacati (CES), sarebbe stato peggio che non approvare affatto una direttiva.

Il voto finale ha visto Belgio, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia e Spagna contrari, mentre Germania e Romania si sono astenute. Si è trattato di una “minoranza di blocco” sufficiente a sconfiggere la proposta ceca.

Cosa succede ora? Al Parlamento europeo, il testo della Commissione per l’occupazione deve essere sostenuto dalla maggioranza degli eurodeputati a gennaio.

È possibile che, se i ribelli del Partito Popolare Europeo di centro-destra avranno un sostegno sufficiente, il testo possa essere emendato in quella fase, ma ci è stato detto che è più probabile che, data la schiacciante maggioranza in seno alla Commissione per l’occupazione, il testo passi senza modifiche.

In un comunicato stampa del Parlamento europeo si legge che il testo (che sarà pubblicato integralmente nei prossimi giorni) “costituirà un mandato negoziale per i prossimi colloqui con i governi dell’UE”.

Per quanto riguarda il Consiglio dell’UE, la prossima presidenza, quella svedese, inizierà a gennaio e ora si assumerà il compito di trovare un accordo.

Poiché gli svedesi sono convinti che una direttiva sul lavoro su piattaforma non interferisca con il “modello svedese” di relazioni industriali e hanno appoggiato la proposta ceca, possiamo essere abbastanza sicuri che ci sarà un altro tentativo di far passare una direttiva indebolita; nella stessa intervista, la Gualmini ha dichiarato di ritenere che gli svedesi potrebbero addirittura tentare una direttiva più debole di quella ceca.

La strada da percorrere per la direttiva sul lavoro su piattaforma è quindi ancora lunga.

Tradotto dalla newsletter di Gig Economy Project