Raffaele Mormile – Community manager

Post by: 05/03/2012 0 comments 1218 views

Classe 1971, campano, ama il mare e gli piace fidarsi delle persone. Dopo la laurea in Ingegnera informatica diventa Sottotenente di complemento nell’Ufficio Sistemi Telematici del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di Roma. Ha vissuto diverse esperienze in giro per l’Italia come specialista per la Telecom, consulente per la TIM e amministratore per Hdémia. Appassionato di tecnologia e di sport, adora scoprire e inventare.

 

L’ultimo social post?
Appena postato su una delle pagine facebook (Italia Lavoro) nata per raccogliere una selezione delle migliori offerte lavorative attive sul mercato.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Youtube è la mia salvezza. Non guardo molta televisione e ciò spesso mi esclude dai discorsi che riempiono le serate trascorse con i miei amici. In casi di rilievo (vedi discorso di Benigni a Sanremo 2011) corro ai ripari. Diciamo che sono quello del “giorno dopo”.

Mac, Windows o Linux?
Scelta difficile. Per vocazione tecnica direi Linux. Purtroppo, ciò che doveva essere il pregio di questo sistema operativo si è poi rivelato l’ostacolo più forte per la sua diffusione: il moltiplicarsi di distribuzioni e di personalizzazioni ne ha decretato la morte come sistema operativo mass-market.
Mac OS è sinonimo di immediatezza, semplicità, multimedia. Ma è anche sinonimo di “costo” equipaggiando esclusivamente macchine il cui prezzo è determinato da strategie di marketing più che da elementi tecnologici.
Resta Windows. Migliorato moltissimo nella versione 7. Bistrattato, guardato con la puzza sotto al naso da tanti, eppure l’unico in grado di entrare nelle case e negli uffici con tanta facilità.
In sintesi: Linux per lavoro e Windows per tutto il resto.

L’ultimo acquisto online?
Elettrodomestici. Internet mi consente di essere veloce e di poter confrontare i prezzi. Ormai il 90% delle mie spese avviene attraverso questo canale. Una benedizione!

Un libro che ha segnato la tua vita?
Il gabbiano Jonathan Livingston, un insegnamento semplice, diretto ed immediato.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Uno spin-off aziendale. Dover decidere chi mandare via e chi tenere in azienda. Non è stato semplice. Ho iniziato impostando una metrica puramente valutativa. Strada facendo mi sono accorto che anche nel lavoro bisogna dare un po’ di ascolto al cuore. E’ necessario il giusto equilibrio come in ogni altro campo della vita.

Raffaele MormileQuando hai deciso di diventare community manager?
Non c’è stato un momento preciso ma è stata la naturale evoluzione del lavoro che avevo svolto per progettare e realizzare i portali Trova il prof e Trova la tata. Sempre più utenti mi chiedevano, dopo aver pubblicato i loro annunci, di poter interagire tra loro, scambiare informazioni e suggerimenti ed allora ho deciso di creare prima un forum e successivamente due community.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
In tutta sincerità le cose più importanti le ho imparate nello studio post-universitario. Ancora ricordo le notti passate a sperimentare con i comandi di Autodesk AutoCAD o con la programmazione web. L’esperienza ti aiuta nel migliorare l’approccio con gli interlocutori: riesci a entrare in empatia in minor tempo.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Del primo colloquio ricordo una domanda specifica: quanto costa al produttore un telefono? Si riferiva al costo di un telefono Sirio, ero in Telecom Italia su Roma. Era il primo vero approccio col mondo lavorativo. Ricordo di aver risposto 500 – 1000 Lire, era il 1998. Non so tutt’oggi se la risposta data fosse congrua o meno. Resta il fatto che poi fui richiamato.
Ricordo invece l’ultimo colloquio tenuto a Milano per verificare la mia compatibilità con una posizione manageriale di rilievo. Fui esaminato da un ingegnere e da uno psicologo. Il colloquio durò un’eternità. Al termine fui dichiarato non idoneo (non conosco ovviamente i motivi) ma i soci della società mi vollero ugualmente a bordo dopo avermi conosciuto personalmente. L’esperienza professionale fu fantastica e i risultati in termini economici strabilianti. Ovviamente non menziono la società di selezione ma questo episodio può far comprendere quanto oggi sia distante il mondo della domanda e dell’offerta professionale. Sarebbe il caso di fare meno affidamento sugli intermediari.

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Ricorderò sempre Giuseppe, un mio stretto collaboratore cinquantenne. Un “semplice” diplomato che riusciva a colpirmi con la sua genialità e il suo intuito tecnico. La persona più in gamba che abbia mai conosciuto. Sapete dove sta adesso? In mobilità. Purtroppo così va l’Italia oggi.

E un’intuizione vincente?
L’applicazione del riconoscimento biometrico contact-less all’ingresso nelle sale operatorie. I medici chirurghi necessitavano di un’apertura automatica delle porte delle sale operatorie senza che dovessero schiacciare pulsanti o cose del genere per ovvi motivi di sterilizzazione ambientale. Ovviamente l’apertura doveva essere subordinata al riconoscimento del soggetto.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare community manager come te?
Pazienza e rispetto per tutti. Le community sono una trasposizione della realtà nel mondo virtuale e come tale sono vissute da personalità eterogenee. Mettiamoci, poi, la possibilità di esprimersi senza rimetterci la faccia in modo reale e si fa Bingo. Per questo è necessario avere sempre il giusto equilibrio nell’approccio alla mediazione della community.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Non so quanto si consenta ad internet di cambiare il mondo del lavoro in Italia. Ritengo che, ad oggi, stiamo sfruttando solo il 10-15% delle potenzialità offerte dalla rete. Scontiamo ritardi tecnologici ma, soprattutto, ostracismi derivanti dall’anzianità delle persone che dovrebbero decidere per il bene comune. Il web è giovane e viene percepito come elemento positivo dai giovani che lo conoscono e lo apprezzano. Viene misconosciuto dalla maggior parte delle persone un po’ più avanti nell’età e da tutti coloro che con la tecnologia, per professione, hanno poco a che fare. Tutto ciò che non si conosce fa storcere il naso.
Nel mondo dei servizi potremmo vivere senza spostarci da casa: videochiamata, filesharing, cloud. Ormai tutto è fattibile on-line. Nella mia esperienza sfrutto sempre al massimo le possibilità offerte dal web e limito gli spostamenti fisici ottimizzando costi e spese. Fino a qualche anno fa ripetevo in giro: “datemi un indirizzo email e vi solleverò il mondo”.
Faccio, però, attenzione a non esagerare: il pericolo dell’alienazione dalla realtà è concreto.

Raffaele MormileServe un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Si. Credo che il web abbia delle peculiarità che necessitino di una rappresentanza specifica. La valutazione delle professionalità, la quantizzazione degli operati, spesso oggetto di diatriba, deve essere fatta da persone tecnicamente preparate. Spesso, nel ruolo di mediatore professionista, mi trovo coinvolto in conflitti azienda-dipendente incardinati proprio sulla valutazione del lavoro svolto. Non sempre è facile adottare dei sistemi di valutazione oggettivi. Il sindacato, se costituito da tecnici esperti con una piccola esperienza nella consulenza del lavoro, può essere un valido strumento di soluzione e proposizione.

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Uhm difficile. Nel mondo IT tutto è difficile da descrivere. Fai le cose e non sai come chiamarle. Vediamo. A mia nonna direi: ho costruito un supermercato; lascio che a riempire gli scaffali pensino direttamente i clienti. Ogni tanto (spesso) mi faccio un giro per:
1) vedere se qualche prodotto è fuori posto o è ingannevole;
2) dare assistenza a coloro che vorrebbero comprarlo;
3) facilitare la comunicazione tra il venditore ed il compratore.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Ha senso in un contesto di turnazione. Un lavoratore IT è molto artistico. A me capita spesso di alzarmi di notte perché ho l’ispirazione per risolvere una problematica o per scrivere un email (sono da ricovero?). Quindi gli orari rigidi sono solo controproducenti così come lo è la conta delle linee di codice scritte.

Quanti sono i tuoi amici sui socialnetwork, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Non molti. Ho più account. Per quelli lavorativi uso spesso pseudonimi. La cerchia in quel caso è molto estesa. Sul mio personale solo ed esclusivamente persone conosciute nel mondo reale.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Sempre. Sia per le persone sia per le aziende. Non solo. E’ molto importante anche l’aspetto e la cura riservata per la presenza on-line: da questi elementi si comprende se l’interlocutore è web-oriented o meno.

 

di  Mario Grasso

Raffaele Mormile – Community manager ultima modifica: 2012-03-05T00:00:00+00:00 da Redazione

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