Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Crowdsourcing, come regolare la gig economy

Post by: 27/06/2018 2 comments 1257 views

Mentre impazza il dibattito sui rider della gig economy, il vero fenomeno da osservare nel suo complesso è il crowdsourcing.

Infatti, secondo un recente studio della fondazione Rodolfo De Benedetti che sarà presentato in via ufficiale il 4 luglio 2018, quando saranno presentati pure i dati del rapporto annuale Inps, stima in circa 700mila (il 2,5% della popolazione in età attiva) i gig worker italiani. Di questi, i rider sono solo circa 10mila.

Se in Italia siamo ancora alla guerra dei numeri (pensate che uno studio, commissionato dal sindacato UNI Europa alla Feps e all’Università di Hertfordshire qualche mese fa, indicava in Italia una stima proporzionale di circa 5,3 milioni di lavoratori delle piattaforme online su base lavorativa almeno settimanale), altrove si è passati ai fatti.

In Germania, a Monaco, per la precisione, è stato firmato nell’ottobre 2017 un codice di condotta tra 8 società di crowdsourcing (Test birds, Clickworker, Content.de, Crowd Guru, Streetspotr, AppJobber, ShopScout, BugFinders).

L’iniziativa, supportata ufficialmente dalla Deutscher Crowdsourcing Verband e.V. (associazione tedesca crowdsourcing), è in continua evoluzione e miglioramento.

Il suo scopo è quello di creare linee guida generali su come agire in materia di crowdworking e creare così una base per una cooperazione leale e fiduciosa tra fornitori di servizi, clienti e crowdworkers, in aggiunta alla legislazione attuale.

Ci sono ancora incertezze riguardo alla forma concreta di cooperazione; specialmente per quanto riguarda gli aspetti legali e la responsabilità aziendale delle piattaforme nei confronti dei “lavoratori della folla”.

Questo codice di condotta serve come orientamento al crowdsourcing nel suo ruolo di moderno metodo di lavoro.

Inoltre, aspira a contribuire a una situazione vantaggiosa per tutte le persone coinvolte per soddisfare al meglio il potenziale di questa nuova forma di lavoro.

Le piattaforme firmatarie del codice di condotta si impegnano a seguire i principi indicati e a promuoverli all’interno della loro impresa così come con le parti che collaborano.

Nel caso le circostanze dovessero cambiare, per esempio per quanto riguarda gli aspetti giuridici, i membri discuteranno se le regole debbano essere adattate.

Chi ha aderito deve considerarsi come portavoce di piattaforme auto-disciplinate verso e in costante scambio con politica, scienza e altri gruppi sociali come sindacati o associazioni.

Poiché il codice di condotta del crowdsourcing è volontario e autoregolato, non può rivendicare la validità al di fuori dei sostenitori. Tuttavia, le società interessate al codice di condotta sono libere di partecipare.

Di seguito, il documento con i 10 principi fissati per chi utilizza le piattaforme che hanno siglato il codice di condotta del crowdsourcing.

1. Lavori in conformità di legge

Tutte le imprese firmatarie si impegnano a non offrire progetti ai crowdworkers che contengono contenuto illegale, discriminatorio, fraudolento, demagogico, violento o anti-costituzionale. Inoltre, bisogna considerare e riferirsi alle leggi riguardanti i limiti di età – per esempio, sull’uso dei contenuti online – quando si offre un lavoro.

Le piattaforme sono obbligate a controllare regolarmente la conformità legale di tutti i lavori e i progetti.

2. Chiarimenti sugli aspetti legali

I firmatari del codice di condotta si impegnano a informare i crowdworkers sui termini di legge in generale e sugli aspetti fiscali in particolare riferendosi al crowdworking.

Se un’impresa non ha la possibilità di fornire assistenza legale, informi i crowdworkers che devono garantirsi per conto proprio gli aspetti legali e personali del lavoro.

3. Pagamento giusto

I firmatari si impegnano a pagare una giusta ed equa retribuzione e informare di conseguenza le autorità competenti. In generale, la paga è fissata in base al progetto. Il calcolo va fatto dal fornitore di crowdsourcing al meglio delle proprie conoscenze e includa fattori come la complessità del compito, le competenze necessarie, il luogo di lavoro, gli standard retributivi, il tempo previsto per l’esecuzione del lavoro.

La retribuzione ottenibile dal compito svolto in maniera soddisfacente deve essere comunicata chiaramente e in anticipo. Le condizioni di pagamento, specialmente i limiti di tempo e i metodi di pagamento, devono essere trasparenti e il pagamento deve essere eseguito velocemente e senza ritardi. I fornitori delle piattaforme devono assicurare il pagamento almeno una volta al mese.

In caso di progetti pro bono a supporto di cause di beneficenza, deve essere fatta una chiara comunicazione in anticipo ai crowdworkers. Ai crowdworkers non deve essere mai chiesto di pagare per ottenere un progetto.

4. Motivazione e buon lavoro

La maggior parte dei fattori che costituisce un buon lavoro nel mondo del lavoro analogico, può essere trasferito nell’ambiente digitale. Valutazione e soddisfazione sono, per esempio, tanto importanti quanto un ambiente di lavoro amichevole e l’accesso alle giuste risorse per rendere i compiti più facili.

I firmatari del codice di condotta, prendendo in considerazione quanto scritto sopra, forniscono una piattaforma user-friendly e intuitiva nella navigazione e possibilità di richieste di supporto dirette.

Inoltre, altre misure possono essere prese in considerazione per andare incontro alle aspettative dei crowdworkers rispetto alla motivazione e all’esecuzione del lavoro. Per esempio: Experience points, Badges, premi e riconoscimenti, FAQ, Guide, Forum, possibilità di formazione (e-learning, leadership boards).

5. Interazione rispettosa

La relazione tra le piattaforme, i loro clienti e i crowdworkers si basa sull’affidabilità, fiducia, onestà, apertura e rispetto reciproco. Come intermediario tra il cliente e il crowdworker, i fornitori di crowdsourcing sono consapevoli della loro responsabilità, nel rispetto e la considerazione degli interessi di entrambe le parti.

Le imprese si impegnano a svolgere un ruolo di mediazione in maniera diligente per far sì che suddetti valori siano rispettati.

6. Compiti chiari e tempi di lavoro ragionevoli

I lavori per i crowdworkers devono essere definiti in maniera chiara. I lavoratori devono ricevere una descrizione dettagliata di tutti i criteri relativi ai tempi di esecuzione e al contenuto necessario per partecipare e svolgere con successo un progetto di crowdsourcing.

La descrizione del progetto è la base per accettare i lavori completati e il successivo pagamento.

Come intermediarie, le imprese di crowdsourcing devono considerare le richieste sui tempi da parte dei loro clienti, ma devono anche pianificare sia stime realistiche, sia dare ai crowdworkers il tempo necessario per completare il proprio lavoro.

Nel caso in cui i lavori vengano offerti direttamente dal cliente al posto del fornitore di crowdsourcing, questo ultimo darà supporto relativo alla chiarezza della definizione del lavoro da svolgere e sulla pianificazione ragionevole dei tempi di lavoro.

7. Libertà e flessibilità

Il crowdworking si effettua su base volontaria e una delle principali caratteristiche è l’alto grado di flessibilità. Spesso i lavori possono essere svolti senza una precisa definizione del luogo e dei tempi di lavoro e può non sussistere un rapporto di lungo termine tra il crowdworker e la piattaforma.

In base alla descrizione del progetto, il crowdworker ha la libertà di scegliere quali lavori accettare e quali rifiutare. Il rifiuto da parte dei crowdworkers dei lavori offerti non deve avere conseguenze negative e nessuna pressione deve essere fatta dai fornitori delle piattaforme.

8. Feedback costruttivi e comunicazione aperta

Dato che i crowdworkers lavoro principalmente da remoto, è molto importante che le società di crowdsourcing siano disponibili per i problemi che possono sorgere.

I firmatari di questo codice di condotta hanno la responsabilità di fornire ai loro crowdworkers la migliore assistenza possibile e il supporto tecnico, dare un feedback immediato sui lavori svolti e fornire suggerimenti per migliorare.

Una comunicazione aperta e onesta tra tutte le parti è in questo senso fondamentale. La comunicazione tra i crowdworkers deve essere incoraggiata dalla piattaforma e supportata dall’implementazione di misure tecniche, a condizione che aiuti l’esecuzione del progetto e sia tecnicamente possibile.

9. Processo di approvazione regolato e revisione

Il processo di approvazione dei lavori svolti deve essere messo per iscritto e risultare trasparente ai crowdworker. I tempi di approvazione devono essere comunicati dalla piattaforma. Il rifiuto dei progetti deve essere giustificato e basato sulla descrizione del progetto. Sono esclusi la grave negligenza o l’inganno consapevole del crowdworker.

In generale, la possibilità di revisione deve essere concessa tranne se le specifiche del progetto non lo consentano, per esempio, perché delle campagne particolari sono terminate o il progetto è già stato completato.

Queste eccezioni devono essere rese note in forma scritta e in anticipo. Inoltre ogni piattaforma si impegna a formulare una procedura equa e neutrale di contenzioso per i crowdworkers. Se la piattaforma e il crowdworker non arrivano a un accordo, bisogna rivolgersi a una figura terza stabilita per questo scopo.

10. Protezione dei dati e privacy

Il rispetto e la protezione della privacy dei crowdworkers è fondamentale. Questo include l’informazione privata come i dati personali o le informazioni di contatto. Si riferisce anche a tutte le informazioni che i clienti forniscono ai firmatari del codice di condotta.

I fornitori di crowdsourcing si impegnano a non rivelare i dati personali dei crowdworkers a terze parti senza un consenso scritto. Solo l’informazione strettamente necessaria per una piena comprensione del progetto potrà essere fornita ai clienti in modalità anonima.

Rispetto alle relazioni con i clienti, i fornitori sono obbligati ad agire con riserbo. Posso essere sollevati da questa responsabilità solo dal cliente.

Crowdsourcing, come regolare la gig economy ultima modifica: 2018-06-27T12:36:27+00:00 da Redazione

Comments (2)

ho un contratto di multiservizi a tempo indeterminato ,ho diritto al premio di presenza

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Redazione

Buongiorno Valentino,

solitamente i premio di risultato, tra cui rientra quello di presenza, va contrattato in ambito aziendale.

Ne parli col rappresentante sindacale della sua azienda, se presente. In alternativa, richieda al suo datore di lavoro o al responsabile delle risorse umane se esiste o meno il premio nella vostra azienda oppure, se non vuole essere così esplicito, richieda una copia eventuale del contratto aziendale dove dovrebbe trovare anche la parte che regola il premio.

Saluti,

Mario

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