“Nuovo” Ccnl Ict: i tech workers possono esultare?

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Finalmente è arrivato il Ccnl Ict per i tech workers italiani!

Dopo sfilze di comunicati stampa estivi sembra sia arrivato finalmente il momento di brindare per i lavoratori informatici del terziario avanzato che da anni richiedono un vero e proprio contratto collettivo per chi si occupa di Information & Communication Technology.

Vogliamo condividere con voi un dettaglio di poco conto, eh, giusto quello economico, per capire la vera rivoluzione in atto.

Leggiamo qui sotto il confronto tra il decantato Ccnl Ict e il Ccnl Confcommercio per un IV livello (un livello di inquadramento spesso preso a riferimento per il calcolo degli aumenti retributivi mensili):

Ccnl Cisal-Confsal: 1.458,45 €, cifra relativa all’ultima tranche di aumento al 01/12/2023 (nuovo Ccnl, valido da luglio 2021)

Ccnl Confcommercio-Filcams/Fisascat/UILTuCS: 1.616,68 €, cifra relativa all’ultima tranche di aumento al 01/01/2020 (Ccnl attualmente in fase di rinnovo)

A chi legge lasciamo le prime conclusioni…

Andando avanti nella lettura dei comunicati stampa “estivi” sul Ccnl Ict ci si accorge che – tra le novità – viene per la “prima volta in Italia” applicato l’e-CF (European e-Competence Framework) per la definizione dei profili professionali di questo contratto collettivo all’avanguardia firmato lo scorso luglio.

Poi andiamo a riprendere sempre il Ccnl del Terziario firmato da Confcommercio, Filcams, Fisascat e UILTuCS il 30 marzo 2015 (2015!) e non possiamo non notare che sempre per caso sia presente l’applicazione dell’e-CF (leggi qui per approfondire).

Anche in questo caso lasciamo modo e tempo a chi legge di farsi un’idea…

Ora, si può essere d’accordo sul fatto che ognuno venda nel migliore dei modi il proprio prodotto, per carità, nulla in contrario.

Tuttavia trattando di diritti del lavoro e dei lavoratori, sarebbe utile fare un momento di trasparenza e chiarezza.

Oggi in Italia abbiamo un problema di dumping contrattuale: circa 350 contratti sono cosiddetti “pirata” (cioè, in sintesi, con condizioni economiche e normative al ribasso e firmati da associazioni poco o per nulla rappresentative delle aziende e dei lavoratori) su 985 depositati al Cnel a giugno 2021 (dati presenti sul relativo report presente sul sito Cnel).

Mentre si fanno campagne mediatiche su “ccnl innovativi” per il settore Ict, assistiamo al persistere di azioni politico-sindacali che mettono a repentaglio diritti e tutele di lavoratrici e lavoratori.

Sarebbe utile anche informare al meglio chi lavora nel settore Ict che esistono già strumenti contrattuali in linea con gli standard europei.

In Italia assistiamo ormai da diversi anni, dal punto di vista contrattuale, a una centralità del terziario sempre più forte e crescente.

Sarebbe utile piuttosto che le aziende riconoscano il contratto “leader” (come quello firmato dalle organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil) del settore e venga applicato ai propri dipendenti. Ne avrebbero pure dei ritorni positivi a livello fiscale, d’immagine e sociale.

Sarebbe utile infine portare avanti e dare sostanza al dibattito sulle regole della rappresentanza sindacale (tanto per i lavoratori, quanto per le aziende) per evitare che un giorno sì e l’altro pure qualcuno si svegli con un “nuovo” contratto collettivo per i lavoratori Ict italiani.

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