Personaggi tecnologici

Valentino Muscas – Network specialist

36 anni, residente a Villacidro in Sardegna, laureato in Ingegneria Elettronica all’Università degli Studi di Cagliari, certificato Cisco (CCNA e CCNP), dal 2003 lavora nel mondo dell’ICT. Muove i primi passi nel campo delle reti lavorando in un’azienda che offriva un servizio di supporto tecnico per uno dei principali Provider...

Mauro Locci – Network security expert

Mauro Locci (Nickname Lox) classe 1980, laureato in scienze politiche con indirizzo economico e un master in tecnologie e gestione software. Lavora da 10 anni in ambito informatico, ha iniziato come sviluppatore applicativo e web per poi passare al networking e alla sicurezza informatica. Ad oggi lavora per Akhela un'azienda...

Giovanna Cartolari – Social media specialist

33 anni, nata e cresciuta a Verona, dove vive ancora, si è laureata in Scienze dell’Educazione al corso di Laurea per Educatori Professionali. Si è avvicinata al Web grazie alla sua passione per la musica underground e la street art, e da quello ha esteso la sua conoscenza anche ad...

Filippo Sarzana – Web developer

Filippo Sarzana, classe 1989, nato a Lodi. Studia al Liceo classico Pietro Verri di Lodi e successivamente al Liceo classico Alessandro Racchetti di Crema. Frequenta un anno di corso di fotografia all'IIF di Milano e ha iniziato a lavorare per VML nel 2009, azienda digitale di Milano. Da 8 mesi...

Luciano Blancato – IT Manager

Luciano Blancato, classe '81, siciliano DOC, inizia i propri studi all’Università di Catania (che abbandona preferendo andare direttamente sul campo e sulle certificazioni internazionali). Lavora nel settore da oltre 15 anni e in questo periodo ha cambiato numerose aziende e ruoli. Analista, Sistemista, DBA, Programmatore, WebMaster, WebDesigner, Docente, Speaker, Articolista,...

Andrea Cardani – Help desk manager

Classe 76, Milanese DOC, laureato in informatica in Bicocca. Dopo una gavetta di 7 mesi in Accenture, ha lavorato per una società monzese nel campo delle telecomunicazioni e della gestione del credito, per poi approdare all’e-learning – dove si trova tuttora.

È il responsabile del servizio clienti. Con la passione per le auto e gli orologi di lusso, adora i viaggi e i weekend fuori porta. Super sportivo, con 3 sessioni settimanali di running e 4 di palestra. Alterna anche qualche partita di tennis a un’uscita con bicicletta da corsa o mountain bike.

L’ultimo social post?
Una frase di Shakespeare su Facebook relativa al desiderio, in certi momenti, di poter smettere di pensare.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Il finale de “I soliti sospetti”, con un eccellente Kevin Spacey nei panni di Verbal Kint/Keiser Soze.

Mac, Windows o Linux?
Mac a casa, Windows al lavoro.

L’ultimo acquisto online?
Un paio di scarpe con cui morderò l’asfalto nei 21 km della Stramilano.

Un libro che ha segnato la tua vita?
Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Sicuramente quello che sto portando avanti adesso: lo sento come “mio” e percepisco costantemente le grandi responsabilità, felice anche di poter contare sempre su colleghi formidabili.

Andrea Cardani - Help desk managerQuando hai deciso di diventare help desk manager?
A parte i primi 7 mesi in Accenture, in cui ero un normale analista programmatore, ho sempre rivestito ruoli che prevedevano l’interfacciamento con il cliente, grazie alla pazienza che mi contraddistingue e al piacere che provo nel poter sempre dialogare con nuove persone. Ultimamente, poi, la mole di lavoro è decisamente aumentata, e con essa il gusto che provo nello svolgere il mio lavoro!

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Lo studio mi ha insegnato la gestione dei processi a livello teorico; il carattere e l’esperienza pratica mi hanno invece insegnato a gestire determinate situazioni, talvolta particolarmente complicate.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Quello che sarebbe stato il mio ex datore di lavoro era arrivato con una Ferrari nuova fiammante e, nonostante fosse Milanese, mi ha fatto sostenere il colloquio interamente in inglese insieme al suo braccio destro londinese (con un accento paurosamente stretto): penso di non essermi mai sentito così impacciato, vuoi per il potere che sprigionava il possesso di quella vettura, vuoi per l’inglese meraviglioso che avevo modo di sentire (adoro quella lingua!).

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Ho avuto modo di incontrare celebrità e persone molto importanti e facoltose, ma non la ritengo un’esperienza che mi ha particolarmente colpito. Mi reputo però fortunato per il percorso formativo a livello interpersonale che ho avuto modo di seguire.

E un’intuizione vincente?
Ogni giorno sento di avere l’intuizione che possa creare “la svolta”, ma poi mi rendo conto che il CTO come sempre mi ha preceduto! Ma ci riuscirò, lo sento!

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare help desk manager come te?
Avere una conoscenza molto approfondita di ciò per cui si sta fornendo assistenza, essere assolutamente predisposti al rapporto interpersonale e provare il desiderio di essere costantemente d’aiuto, e sempre, sempre propositivi!

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Cercare lavoro ora è molto più facile, grazie ai motori di ricerca e agli svariati siti di annunci. I programmi di chat e di videoconferenza, da ludici che si potevano inizlamente considerare, ora sono indispensabili strumenti di interconnessione fra collaboratori che si possono trovare anche in capi opposti della Terra (fuso orario permettendo). Con LinkedIn si può sviluppare una rete di potenziali clienti/collaboratori che altrimenti non si sarebbero probabilmente mai venuti a conoscere. Internet ormai è diventato uno strumento indispensabile praticamente per tutte le attività, anche le più impensabili!

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
All’atto pratico un piano regolatore serve sempre, almeno per avere un quadro di insieme sui diritti e i doveri dell’appartenente alla categoria.

Andrea Cardani - Help desk managerDescrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Aiuto la gente ad eseguire determinate operazioni sulla piattaforma E-Learning Docebo, cercando di capire se l’impossibilità nel raggiungere determinati obiettivi sia relativa a problemi della piattaforma stessa (magari a causa di piccoli bug nel codice con cui questa è stata creata) o perché l’utente non conosce a sufficienza il sistema. In base poi alla natura del problema, smisto la segnalazione al reparto di competenza che provvederà a risolverla dandomene successivamente notifica, così che possa effettuare test in merito e ricontattare l’utente.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Dipende dal ruolo, perchè ad esempio io devo, ma soprattuto voglio, essere sempre “sul pezzo” e disponibile. Tendenzialmente dunque direi di no, dal momento che l’attività del vero informatico non conosce orari: la flessibilità in questo lavoro non è soltanto utile, ma necessaria!

Quanti sono i tuoi amici sui socialnetwork, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Tutti quelli che ho nella mia area social li ho incontrati almeno una volta, solo qualche decina sono comunque degni di essere definiti “amici”, e ancor meno sono quelli che, ahimè, riesco a frequentare.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Si, specie perchè Facebook e LinkedIn riescono sempre più spesso a dare un volto e un quadro d’insieme della persona: l’idea di conoscerla, anche solo telematicamente, aiuta ad essere più preparati. Poi, ammettiamolo, a chi non piace curiosare un po’ nei dettagli di chi si sta per incontrare…

di Mario Grasso

Matteo Viganò – Community manager

28 anni, fa il pendolare da e per Milano causa lavoro. Laureato in comunicazione pubblica e d’impresa, è community manager per Fine Dining Lovers, il magazine della S. Pellegrino e Acqua Panna dedicato ai foodies.

Quando non è online lo potete trovare su un palcoscenico perché ama recitare oppure tra i fornelli in cucina.

L’ultimo social post?
Un link ad un articolo su un’azienda che esegue lo scan 3D di una persona e produce caramelle gommose con le sue sembianze.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Un Harlem Shake nella cucina di un ristorante stellato Michelin. Se non sapete cos’è lo trovate qui.

Mac, Windows o Linux?
Di solito Mac, ma se capita anche PC.

L’ultimo acquisto online?
I biglietti per un concerto, ma non vi dico quale!

Un libro che ha segnato la tua vita?
Digital PR di Marco Massarotto mi ha guidato nella scelta dell’argomento di tesi e poi della carriera. Per quanto riguarda le letture di piacere, direi qualsiasi libro con Sherlock Holmes.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Il primo evento live che abbiamo coperto con la mia attuale agenzia: così tante cose da fare prima, durante e dopo l’evento. Abbiamo fatto di tutto: live streaming su Youtube e Facebook con moderazione dei commenti, live blogging, Storify con i contenuti postati dalla community ecc.

Quando hai deciso di diventare community manager?
Facendo uno stage dopo la laurea ho capito che mi piaceva e che avrei voluto continuare per questa strada.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Direi un mix dei due. Le basi del Community Management sono abbastanza semplici, spesso basta un po’ di buon senso e molto si impara sul campo. Quando però il lavoro diventa più strategico e c’è da preparare un piano editoriale o di comunicazione, allora sì che serve aver studiato.

Matteo Viganò - Community managerIl primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Il mio primissimo colloquio è stato per un posto di cassiere in un supermercato! Doveva essere un lavoro estivo e la mia preoccupazione più grande era come vestirmi. (Ho ottenuto il posto e l’ho tenuto per tutto il periodo universitario e oltre)

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Recentemente è stato bello vedere che un blogger che seguivo da tempo adesso lavora per la mia stessa agenzia. In più nel nostro settore i “grandi nomi” non sono nascosti in qualche ufficio ma si incontrano facilmente anche online, quindi ti può capitare di scambiare due battute anche con personaggi apparentemente inarrivabili.

E un’intuizione vincente?
Usare i gruppi di LinkedIn, non solo per trovare lavoro. Ci si trovano i veri expert di alcuni settori, esattamente come sui forum, e ci si può costruire una community specializzata e una reputazione. Diversamente da alcune community expert, su LinkedIn i brand non sono visti in cattiva luce, ma ascoltati.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare community manager come te?
Imparate a leggere gli analytics e gli insights, sappiate incrociare i dati con excel o equivalenti. Per costruire una community non basta pubblicare update interessanti, ma bisogna saper analizzare i risultati, incrociare dati e presentarli. In questo senso anche saper creare una buona presentazione non guasta.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
In tantissimi modi, forse troppi per elencarli tutti. Alcuni che mi vengono in mente: come cercare e trovare lavoro, la possibilità di scambio di informazioni, la nascita di figure professionali, la possibilità di lavorare da remoto e di seguire una conferenza senza essere presenti…

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Secondo me serve perché, vista la natura del lavoro, a molti di noi non sono chiari i vantaggi e gli svantaggi della nostra situazione: contratti a progetto, orari flessibili, lavoro da remoto, ecc.

Matteo Viganò - Community managerDescrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Lavoro per una rivista su Internet. Aiuto a diffondere notizie e curiosità sul mondo della cucina.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
È un argomento che mi sta molto a cuore. Si legge spesso che il lavoro di community manager è 24 ore su 24 anche nel week-end, ma non è esattamente così. Nessun essere umano potrebbe o vorrebbe fare un lavoro del genere. Certo, visto il tipo di lavoro e il target globale non si può pensare di essere operativi solo per le classiche otto ore di lavoro ma strumenti di schedulazione, notifiche e turnazione rendono possibile presidiare i social 24 ore su 24, anche nei weekend. Il segreto sta nel lavoro di squadra e nella condivisione delle informazioni.

Quanti sono i tuoi amici sui socialnetwork, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
In questo sono abbastanza “antico”, conosco personalmente quasi tutti i miei amici dei social network e ci ho chiacchierato almeno una volta offline. Con alcuni poi ci siamo persi di vista, ma siamo rimasti in contatto sui social.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Se è un incontro professionale sì, se è per un colloquio la ricerca non si limita a Google. Per il resto no.

Se no, perché?
Per la sfera non lavorativa preferisco lasciare al caso e conoscere le persone parlando con loro.

di Mario Grasso

Niccolò Passolunghi – Sviluppatore App mobile

Classe '83. Vive a Cremona ma fa il pendolare a Milano da quasi otto anni prima per studio e poi per lavoro. Attualmente è Mobile Developer per Digital Natives S.r.l.. Sviluppa applicazioni per smartphone e tablet sia per iOS che per Android. Patito di cinema da anni con qualche recensione...

Michele Sarzana – Social media specialist

Classe 1985, lodigiano di origine, di residenza e di domicilio. Ha studiato al Politecnico di Milano, combinando una laurea triennale in Ingegneria Informatica con una laurea specialistica in Ingegneria Gestionale (sì, il lato oscuro dell’Ingegneria), ma sempre con orientamento ICT.

In Ambito5, agenzia di Social Business italiana, ricopre il ruolo di Head of Technology, il responsabile di quell’area che monitora e analizza i trend che si sviluppano sui social network (e sulla rete) e supporta le strategie digitali con strumenti e piattaforme che possono arricchire le esperienze social degli utenti. Appassionato di musica, follemente innamorato del calcio, abbastanza pazzo al punto da aver deciso di intraprendere la carriera arbitrale. Già.

 

L’ultimo social post?
Qua possiamo veramente sbizzarrirci.

L’ultimo post su un blog?
Direi questo. L’ultimo post veramente social è sempre quello che deve venire, ma volendo rispondere è questo, lavorativamente parlando e questo in termini più personali.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Youtube dice essere questo e noi ci fidiamo di Google, no? 🙂

Ci sarebbe una storia lunga dietro, Falco non rientra esattamente nel mio panorama musicale, ma ti farei perdere tempo.

Mac, Windows o Linux?
Mac, tutta la vita.

L’ultimo acquisto online?
Arrivato esattamente ieri, questo (Shopping online, la morte della mia carta di credito).

Un libro che ha segnato la tua vita?
Non credo ne esista solamente uno, ne esistono tanti per ogni periodo della mia vita. L’ultimo che mi ha veramente lasciato a bocca aperta per profondità e originalità è stato sicuramente “Il mondo dopo la fine del mondo” di Nick Harkaway. Non posso però non citare “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R R Martin, saga fantasy ancora incompleta e da cui è stato tratto la serie televisiva “Il Trono di Spade” che sto aspettando di vedere finire ormai da parecchi anni.

Michele Sarzana - Social media specialist

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Ci sto lavorando sopra proprio ora, non si può ancora raccontare, ma siamo vicini al traguardo 🙂

Quando hai deciso di diventare social media specialist?
Non l’ho deciso, diciamo che è stato il mondo dei social a venire a me, per una serie di – fortunate, posso dire ora – coincidenze. Poi è stato amore a prima vista, con tutto quello che ne è conseguito.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Entrambi, non credo di poterti dare una sola risposta. L’università (Ingegneria al Politecnico di Milano) mi ha formato molto per il modo di approcciare progetti e nuove sfide, mi ha dato un metodo. L’esperienza pratica invece ti insegna a lavorare nel quotidiano.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Ero da 5 giorni in Inghilterra (una tentata fuga dall’Italia) e l’ho fatto al telefono: un trauma, capivo una parola ogni 4 ed ero ancora abbastanza spaesato. Visto che mi hanno preso, non devo aver fatto così schifo.

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Più di uno. E posso dire di aver la fortuna di poterci lavorare ancora assieme.

E un’intuizione vincente?
Risultati vincenti, quelli sì. L’intuizione? Ne riparliamo dopo il progetto di cui sopra 🙂

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare social media specialist come te?
Di non dare per scontato che siccome “uso i social” allora è tutto scontato. Serve passione, sicuramente, ma servono anche metodo, conoscenza, approccio.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Creando nuove opportunità lavorative e nuovi modi di creare conoscenza. Certo, siamo ancora lontani dall’ottimo.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Sinceramente? Non ci avevo mai pensato.

Michele Sarzana - Social media specialistDescrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Sono quello che in agenzia “dà i numeri”, in senso lato. Sono quello che studia strumenti che possano supportare a 360 gradi una strategia di comunicazione su internet. Sono quello che tende l’orecchio verso la rete per ascoltare cosa i consumatori dicono dei brand. Ok, forse mia nonna non potrebbe esattamente capirla, ma d’altra parte non me l’ha mai chiesto 🙂

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
No e fortunatamente qua non dobbiamo essere così rigidi (con i suoi pro e i suoi contro)

Quanti sono i tuoi amici sui socialnetwork, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Diciamo più di un migliaio, ne conosco (o ne ho conosciuti) il 15% e ne frequento regolarmente il 5%. Ma d’altra parte è anche questo il bello dei social network.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Dipende dallo scopo dell’incontro, ma tendenzialmente sì.

di Mario Grasso

Davide Basile – Digital marketing manager

Meglio conosciuto in rete come kawakumi, Davide Basile ama definirsi “appassionato curioso” citando la celebre frase di A. Einstein “I have no special talent. I am only passionately curious”. Laureato in Economia Aziendale alla Federico II di Napoli, un passato fra NinjaMarketing, Estrogeni, Ad Maiora, Inova e Triboo sempre in...