Personaggi tecnologici

Riccardo Esposito – Web content specialist

Riccardo Esposito è nato a Capri il 25 marzo 1981. Nel 2004 inizia a lavorare in un ufficio stampa, nel 2008 si dedica all'attività di webwriting e dal 2012 è blogger freelance. Ha conseguito la laurea nel 2008 in Scienze della Comunicazione presso La Sapienza, Università di Roma. Per rilassarsi...

Stefano Blasco – Systems Administrator

Nato nel 1979 a Catania, frequenta il Liceo Scientifico e successivamente la facoltà di Ingegneria di Catania per laurearsi a 24 anni in Ingegneria Elettronica indirizzo Telecomunicazioni.

Subito dopo la laurea inizia la collaborazione professionale col professore Aurelio La Corte che porterà, l’anno dopo, alla fondazione della società Open Telecommunications insieme alla collega Serena Grimaldi, con la mission di portare l’Open Source nel mondo delle telecomunicazioni.

Specializzato nei sistemi VoIP in ambiente Open Source su Linux, si occuperà negli anni di importanti progetti di sviluppo di sistemi informatici complessi collaborando con diverse aziende e professionisti. Nel 2008 ottiene la certificazione RHCE (Red Hat Certified Engineer) come sistemista Linux.

Attualmente lavora come libero professionista freelance e ha abbracciato anche il mondo delle tecnologie energetiche per gli impianti residenziali e della domotica.

Tra le altre passioni ci sono quella per il mare e la subacquea, quella per la cucina e per le motociclette.

L’ultimo social post?
In un gruppo che riunisce i concittadini del mio Comune ho descritto le implicazioni legali sul furto di identità elettronica.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Ricercando informazioni su John Belushi mi sono imbattuto su una frase diventata universale tratta dal film Animal House: “Quando il gioco si fa duro…i duri cominciano a giocare”.

Mac, Windows o Linux?
Linux con passione!

L’ultimo acquisto online?
Un biglietto aereo per San Pietroburgo.

Un libro che ha segnato la tua vita?
Non posso dire che questo libro abbia segnato la mia vita, ma quando penso al “mio libro” sicuramente mi viene in mente “Il nome dalla rosa” di Umberto Eco, penso perché mi ha affascinato tantissimo e perché mi riporta indietro alla prima volta che l’ho letto.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Sicuramente la realizzazione della piattaforma di comunicazione integrata V3onIP della Regione Siciliana, per la quale ho seguito direttamente tutte le fasi di sviluppo dalla definizione delle specifiche funzionali, alla progettazione e realizzazione per arrivare ai collaudi e alle installazioni sulle varie sedi della Regione. Questo grosso progetto mi ha permesso di lavorare, per più di tre anni, a tutti i livelli della linea di realizzazione di un articolato sistema informatico basato su sistemi Open Source regalandomi una grande esperienza.

Stefano Blasco - Systems AdministratorQuando hai deciso di diventare Systems Administrator?
La passione per il VoIP e l’Open Source, e la sempre maggiore soddisfazione nell’uso di Linux mi hanno portato in modo naturale a dedicarmi all’amministrazione di sistemi Linux, soprattutto nell’ottica della progettazione e realizzazione di nuove soluzioni.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Per essere un buon Ingegnere che sappia affrontare anche problemi che non ha mai visto prima sono necessarie entrambe le cose: aver avuto a che fare con analisi matematica e geometria, per esempio, ti dà le basi del ragionamento logico per affrontare qualsiasi problema. L’esperienza pratica è quella che ti mette a contatto con la realtà e ti da gli strumenti per capire quale strada intraprendere.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Anche se non era il primo, quello più divertente è stato con una persona che voleva per forza assumermi anche se non avevo accettato la sua offerta economica. E invece di offrirmi la giusta remunerazione mi ha tenuto ore tentando di convincermi a lavorare per lui. Risultato finale: non ho lavorato per questa persona, ma ne ho ricavato un bel mal di testa!

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Tutta la mia carriera è stata segnata dall’incontro con il Prof. Aurelio La Corte, inizialmente come relatore della tesi di laurea, che è poi diventato il mio mentore; avendo lavorato accanto a lui per tanti anni mi ha insegnato la professionalità, lo spirito di sacrificio e mi ha trasmesso la passione per il mio lavoro e per il mondo dell’ICT. Posso dire che è il mio padre professionale e per questo lo ringrazio.

E un’intuizione vincente?
Sì, si devono avere intuizioni vincenti per realizzare progetti interessanti e per far funzionare le cose.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare Systems Administrator come te?
Sicuramente ci vuole studio, spirito di sacrificio e passione, ma la cosa più importante è l’umiltà. Mai pensare di essere arrivati, e di non avere più nulla da imparare, quella sarebbe la fine di una carriera.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Internet ha introdotto la globalizzazione del mondo del lavoro. Ho lavorato a progetti importanti con persone che abitavano a 800 km di distanza in 4 città diverse grazie a Internet. Tutto questo era impensabile qualche decennio fa e diventerà ancora più radicale quando questo modo di lavorare verrà esteso ai non esperti di ICT.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Secondo me è indispensabile. Siamo nel 2013 e gli Ingegneri e i tecnici dell’ICT vengono generalmente inquadrati con contratto metalmeccanico, e tutto questo è anacronistico! Le figure professionali di questo tipo hanno responsabilità che vanno ben oltre l’orario di lavoro quotidiano, e la creatività che deve avere un esperto ICT necessità di dinamismo e flessibilità anche rispetto agli inquadramenti classici. Per questi e altri motivi un sindacato dei Networkers deve valorizzare la figura dell’esperto ICT anche ragionando su diverse tipologie contrattuali e svincolandosi dagli schemi classici con i quali si intende il mondo del lavoro.

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Nonna, il mio lavoro consiste nel far funzionare i computer che servono per parlare e guardarsi su internet!

Stefano Blasco - Systems AdministratorL’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Un Systems Administrator, e più in generale un esperto ICT, normalmente resta “connesso” 24 ore al giorno ai suoi sistemi a prescindere dal luogo fisico in cui si trova, e questo anche in vacanza! Quando poi la figura professionale fornisce anche prestazioni di progettazione e lavora in modo creativo, allora gli schemi del lavoro tradizionale sono, a mio parere, controproducenti perché tendono a limitare la libertà espressiva. Il lavoro del networker non può essere inquadrato in una catena di montaggio, è quindi necessario sperimentare nuove soluzioni contrattuali che diano flessibilità al lavoro creativo e che permettano però di regolarne i risultati per raggiungere gli obbiettivi di progetto.

Quanti sono i tuoi amici sui social network, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Non sono un amante dei social network, e, a parte pochissimi casi, tutti i miei amici li conosco e frequento personalmente. Forse la continua frequentazione del mondo dell’Informatica e delle reti per motivi professionali, mi da la necessità di rapporti più diretti con le persone nella vita reale.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
No, non penso che sia importante ricercare informazioni sulle persone in rete. Anche se Internet e i motori di ricerca si evolvono e migliorano continuamente. Considero sempre la frequentazione e l’osservazione della persona l’unico modo per farsi una idea reale di chi hai davanti.

di Mario Grasso

Patrizia De Luca – Community manager

Classe 1985, nata a Bologna da famiglia con cittadinanza plurima, laureata in Ingegneria Informatica e un master in Marketing e Nuove Professioni Digitali.

A 25 anni crea E24:00, primo progetto di organizzazione eventi. Nel 2012 organizza The 50mila Festival, manifestazione vintage che ha contato 13.000 presenze a Bologna alla sua prima stagione.

Nel 2013 fonda la Depop Community, che riunisce gli appassionati della applicazione di social shopping Depop.

Ad oggi in cerca di occupazione, in un passato recente Community Manager e Digital Project Manager. Il mio hobby segreto è divorare quante più riviste di moda possibili, rigorosamente internazionali e in formato cartaceo.

 

L’ultimo social post?
Una vera e propria campagna di marketing su tutti i social network: dal 9 settembre 2013 sono in cerca di una occupazione. Per questo motivo ho lanciato la mia personale #patriziajobchallenge: una sfida di personal branding per far conoscere la mia storia – e il mio cv – ad aziende in cerca di persone valide.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Questo video delle famose Ted Talks. Thomas Suarez è creatore di app a soli 12 anni. Io ho una laurea in ingegneria informatica e mi sono avvicinata allo sviluppo di applicazioni mobile intorno ai 25 anni. Ogni Ted talk è fonte di grande ispirazione per me!

Mac, Windows o Linux?
Obbligatoriamente tutti e tre. Ogni sistema operativo offre vantaggi e svantaggi, e ognuno di essi ha delle peculiarità che lo rendono indispensabile a un certo tipo di utilizzo. Da divoratrice del mondo e della cultura IT, non posso rinunciare ai miei 3 computer e 3 dispositivi mobili!

L’ultimo acquisto online?
Ho prenotato un black cab mentre ero a Londra. Grazie a una app è sufficiente premere un pulsante e prenotare il tuo taxi: arriva a prenderti dove dici tu e… ti scala il saldo dalla carta di credito!

Un libro che ha segnato la tua vita?
Le favole al telefono di Gianni Rodari. Molte di quelle storie le ricordo ancora!

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Sicuramente essere la Tutor del master in Marketing del Sole 24 Ore. Assistere l’insegnamento richiede tanta pazienza, empatia, proattività e abbondanti doti comunicative. Sentire poi il buon feedback degli studenti non ha prezzo!

Patrizia De Luca - Community managerQuando hai deciso di diventare Community manager?
È stato anch’esso parte di una strategia di self branding. Quando ho scoperto l’applicazione Depop ho deciso che volevo lavorare per l’azienda che l’aveva creata. Non avevo modo di farmi notare: l’azienda era a Londra e io non avevo esperienza sufficiente per propormi.
Allora ho fatto la cosa più semplice del mondo: mi sono creata un posto di lavoro. Depop all’epoca aveva poco più di 100mila utenti in Italia, e non aveva una community. Gli utenti della app non potevano parlare tra loro se non uno-a-uno, ed ecco che quando ho aperto la Community tutti si sono subito iscritti.
Dopo appena tre giorni, ho ricevuto una chiamata dagli headquarters!

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
La proattività. È una dote che non si studia e non si pratica, ma che se messa a servizio delle cose giuste porta buoni frutti. Senza dimenticare che una buona istruzione è il minimo indispensabile per affacciarti al mondo. Il resto, lo si impara sbattendo il muso!

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Non era il primo colloquio, ma un assessment: 30 minuti per risolvere 60 test di logica, ragionamento e giochi di parole le cui soluzioni erano da ricercare in 3 volumi allegati al test. In quel momento ho capito che la miopia da computer costituiva un serio svantaggio nei confronti degli altri partecipanti! (Però ho superato il test! n.d.a.)

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Ho avuto la fortuna di lavorare in contesti molto diversi, e quindi di incontrare persone con background culturali e professionali di ogni genere. Questo mi ha arricchito più di quanto potrebbe mai farlo un libro o un corso di studi.

E un’intuizione vincente?
Il 50mila Festival. Nel 2010 era appena esplosa la “moda del vintage” e il terreno era troppo fertile per non coltivarlo: ho messo in piedi un progetto di eventi e concerti a tema e ne ho approfittato per vedere come me la cavavo con le strategie social. L’edizione 2013 del festival ha contato le 13.000 presenze!

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare Community manager come te?
Di contare fino a 10 ma agire al 3! Gestire una community significa avere la possibilità di comunicare e creare contenuti per un pubblico molto grande, ma comporta l’onere di intervenire in caso di crisi. Ecco perchè bisogna essere abbastanza pronti da agire al 3, ma abbastanza lucidi da saper contare fino a 10.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
L’architettura di Internet ha cambiato il mondo delle telecomunicazioni e dell’informatica. L’avvento del World Wide Web come fenomeno di massa ha cambiato tutti gli altri aspetti della nostra vita sociale, economica, professionale e personale. Sono convinta che lo abbia fatto in meglio, e che in Italia le aziende e le persone potrebbero fare di più per sfruttare al meglio le potenzialità di questo mezzo.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Noi networkers abbiamo delle regolamentazioni chiare, precise, si flessibili e soprattutto tecnologiche? No: dunque cosa aspettate a realizzarle?

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Sai cos’è un Customer Care? È una persona o un gruppo di persone che ti aiutano quando hai problemi con una transazione. Il Community Manager ti aiuta quando hai problemi con delle Interazioni, invece che con una singola transazione.

Patrizia De Luca - Community managerL’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Si e no: alcune professioni richiedono di essere presenti quando gli altri non stanno lavorando o stanno usufruendo della tua piattaforma per svago. E questo è altrettanto vero per molti lavori offline.

Quanti sono i tuoi amici sui social network, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Il 99% delle persone che aggiungo sul mio profilo personale di Facebook sono persone che conosco realmente, o con cui ho un rapporto digitale concreto. Su altri social aggiungo o seguo anche persone interessanti che pubblicano contenuto di valore per me. Mi piace avere una vita offline, ma questo non significa sempre dover scollegare i dispositivi dalla rete!

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Non è una regola fissa. In genere lo faccio, soprattutto se so di dover intrattenere una conversazione su argomenti riguardanti il suo lavoro, in altri casi non c’è empatia che tenga: la vecchia “stretta di mano” comunica più di qualsiasi Klout score.

Se no, perché?
Perchè è bello avere qualcosa da chiedere, anzichè solo cose da dire.

di Mario Grasso

Gabriele Carboni – Digital strategic planner

Gabriele Carboni, 32 anni, nella sua azienda oltre a ricoprire il ruolo di Digital Strategic Planner si occupa anche di grafica e formazione.

Una delle sue passioni sono i giochi online, passione che è anche alla base della nascita di Weevo: ha infatti conosciuto i suoi colleghi giocando a World of Warcraft, e tutt’ora lo usano come una sorta di Team Building!

Founder di Weevo, creatività e tecnologia al servizio del brand nel settore della comunicazione digitale. Digital Strategic Planner e Twitter Specialist. Google Analytics Certified. Certificato Microsoft Partner Network.

Project Manager di Glouk, il primo strumento strategico per la gestione delle campagne marketing sui Social Media.

L’ultimo social post?
Ho condiviso su Linkedin la mia ultima intervista per Modena Industria “Web marketing: istruzioni per l’uso”.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Uno dei video di Guy Kawasaky: i 10 errori peggiori degli imprenditori.

Mac, Windows o Linux?
Ne potremmo parlare per ore… Windows!

L’ultimo acquisto online?
Peter Pan di J.M Barrie in lingua originale, su Amazon, dal mio “Googlefonino”.

Un libro che ha segnato la tua vita?
Ho letto moltissimo durante l’adolescenza, ora leggo molti meno romanzi, preferisco Flipboard. Se oggi sono un creativo, lo devo però sicuramente a tutti i racconti di fantasia che ho letto in passato!

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Sicuramente la mia attuale azienda,Weevo. Ci stiamo mettendo tutte le nostre forze, ma è un punto di partenza, non un punto di arrivo.

Quando hai deciso di diventare digital strategic planner?
In realtà non l’ho proprio deciso, piuttosto è l’insieme delle competenze che ho acquisito nel tempo che mi ha portato a ricoprire questo ruolo all’interno della mia azienda.

Gabriele Carboni - Digital strategic plannerNella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Un misto dei due, e mi riferisco all’esperienza pratica e lo studio da autodidatta. Purtroppo (o per fortuna) i titoli e i pezzi di carta oggi valgono poco, se non è la persona a fare la differenza. Nel momento in cui i clienti ti pagano per quello che fai, significa che hai le competenze.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Il primo colloquio lo feci appena uscito dalle superiori. Non mi ricordo un gran che, ma quel giorno ho deciso che il lavoro dipendente non faceva per me.

Hai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Non uno in particolare, ma tanti. Il business è fatto di persone, e costruirsi una rete di conoscenze è l’unico modo di trovare lavoro e collaboratori che possano aiutare il tuo progetto o la tua azienda a crescere.

E un’intuizione vincente?
L’intuizione si chiama Glouk, il primo strumento strategico per la gestione delle campagne marketing sui social. E’ vincente? Lo scopriremo presto.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare digital strategic planner come te?
Il ruolo del DSP richiede molte competenze diverse, ed esperienza con i clienti. Il mio consiglio è di mantenersi sempre aggiornati, soprattutto attraverso i siti, i blog, e le app che offrono contenuti in inglese. Non sapete l’inglese? Imparatelo alla svelta. Altrimenti nel web siete già vecchi ancora prima di cominciare. Guardando il bicchiere mezzo pieno, invece vi dico che lo spazio in questo settore c’è, buttatevi e provate! Cercate di capire qual’è la vostra attitudine, e trovate una nicchia di mercato per voi!

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Internet ci ha aperto al mondo, sia come professionisti, permettendoci di espandere le nostre conoscenze, sia come aziende, aprendo altri mercati. Se come professioni e come aziende riusciamo a capire questo, allora potremo veramente uscire dalla crisi.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
In questo momento non lo vedo indispensabile, però è anche vero che manca una figura che possa concretamente collegare i professionisti di questo settore e la PA.

Gabriele Carboni - Digital strategic plannerDescrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
Aiuto l’azienda a comunicare anche attraverso il web, nel miglior modo possibile.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Non ha alcun senso per un freelance o un titolare di azienda. Ha invece senso per i dipendenti. La verità è però che in un mondo moderno e digitale come questo, nemmeno i dipendenti cominciano ad avere più senso. Noi per esempio abbiamo scelto di espanderci tramite collaborazioni esterne con freelance e altre aziende, con l’idea di crescere magari incorporandoli in un futuro. Il web è dinamico? Bene, allora deve esserlo anche chi ci lavora.

Quanti sono i tuoi amici sui social network, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Io uso i social media sopratutto per lavoro, quindi più connessioni ho, meglio è. Con i miei amici ci esco la sera 🙂

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google?
Lo faccio spesso, si, e se si tratta di una azienda controllo anche sito e profili social. Deformazione professionale? Come per tutte le fonti di dati, però, è necessario saper interpretare i risultati.

di Mario Grasso

Leonardo Ezequiel Olivito – Digital Media Specialist

Leonardo Ezequiel Olivito, Digital Media Specialist, nato a Buenos Aires nel 1984. Si diploma nel 2002 come Perito Elettronico alla Scuola Tecnica “Brigadier General Saavedra”. Specializzato in Visual Communication (comunicazione pubblicitaria e graphic design), inizia a lavorare come sistemista e assistenza riparazione per pc e mac per aziende informatiche. Nel...

Riccardo Ghignoni – User experience designer

33 anni, toscano, si ritrova un computer in casa da quando ne ha 12. Comincia a lavorare in tipografia, poi corsi di grafica e web, il lavoro da visual designer in una web agency di Arezzo. Intanto si diploma allo IED in comunicazione e progettazione web. La passione per il...

Francesca Capochiani – Web Developer

Classe ’88, consegue la Laurea in Informatica Umanistica all’Università di Pisa con il punteggio di 110 e lode. Attualmente si occupa di sviluppo di interfacce Web e Graphic Design. Si sta affermando come freelance nella sua regione, dedicandosi alla progettazione di siti web e applicazioni mobili.

Presta molta attenzione alla fotografia. Ama tutto ciò che è digitale e nel tempo libero le piace creare set di icone, lettering, esperimenti e omaggi per i progettisti e gli sviluppatori (soprattutto plugin WordPress). Ha recentemente aperto il suo blog capochiani.com, dove raccoglie e condivide idee, esperimenti, esperienze e consigli nel settore.

La sua vita è interamente dedicata alla tecnologia, ma cerca di mantenere un costante contatto con la realtà dedicandosi alle attività più disparate: tra cucina, serie tv, animali, puzzle, sport e cura dei bonsai… non sta ferma un minuto!

L’ultimo social post?
Un tweet che rimanda a un post sul mio blog. Si tratta del risultato di un mio esperimento di digital painting.

L’ultimo video che hai visto su Youtube?
Photoshop Live – Street Retouch Prank. Un esempio di creatività in azione. Divertente e interessante.

Mac, Windows o Linux?
Mac.

L’ultimo acquisto online?
Qualche giorno fa ho acquistato un amplificatore per il mio giradischi (un po’ vintage come acquisto, ma adoro collezionare dischi in vinile).

Un libro che ha segnato la tua vita?
Senza ombra di dubbio “Il Signore degli Anelli” di JRR Tolkien. Ma per restare nel campo informatico, una svolta decisiva alla mia vita è stato il testo “Web Design in a Nutshell” (O’Reilly). È un manuale. Ma studiarlo è stato un paradiso.

Qual è stato il progetto lavorativo che più ti ha segnato?
Ogni progetto ha lasciato una traccia indelebile e un insegnamento importante. Sia sotto il profilo della collaborazione sia sugli aspetti tecnici. Per adesso ho svolto tutti progetti piacevoli e gratificanti. Mi ritengo estremamente fortunata. Sono felice di quello che sto facendo e non ho ancora rimpianti di progetti non realizzati. Anche se i sogni sono tanti e il tempo è poco.

Quando hai deciso di diventare una Graphic Designer e Web Developer?
Quando ho capito che ogni giorno non potevo fare a meno di programmare.

Nella tua carriera, ha contato più lo studio (da autodidatta o scolastico-professionale) o l’esperienza pratica?
Entrambi gli aspetti sono determinanti. L’Università di Pisa mi sta offrendo una formazione eccezionale riuscendo a coniugare aspetti pratici e teorici. Oltre all’aspetto formativo, è una palestra per fare ricerca. In ogni caso, il titolo di studio da solo non basta. L’esperienza aziendale e il lavoro freelance sono stati assolutamente fondamentali.

Il primo colloquio non si scorda mai: hai qualche curiosità da raccontare?
Per molte persone il primo colloquio è solitamente un’esperienza da dimenticare. Io invece conservo un gran bel ricordo. Era un team interessante. Non ero agitata. Non mi interessava niente dei soldi. Ero un fiume in piena di entusiasmo.

Francesca Capochiani - Graphic Designer e Frontend Web DeveloperHai avuto durante la tua carriera professionale un incontro particolare?
Più di uno fortunatamente. Soprattutto dal confronto con alcuni colleghi e dal contributo di alcuni docenti. Spero di continuare a incontrare persone interessanti e stimolanti in questo cammino.

E un’intuizione vincente?
La vera intuizione è stata aver scelto Informatica Umanistica. Forma figure professionali all’avanguardia, interessanti e flessibili per il mercato del lavoro. Per il resto, fino ad oggi ho accumulato alcune intuizioni interessanti e gratificanti, ma quella vincente la sto ancora cercando.

Cosa consigli ai giovani che vogliono diventare una Graphic Designer e Web Developer come te?
Mi ritengo ancora troppo giovane per dare consigli e se dicessi “stay hungry, stay foolish” sfocerei nel banale. È troppo presto per me espormi visto che sto iniziando ora a raccogliere i primi frutti. Purtroppo il periodo storico attuale e la crisi economica non aiuta, ed è sicuramente un momento difficile per inseguire “i propri sogni”. L’unico consiglio che posso dare è studiare e non demordere.

Internet ha cambiato il mondo del lavoro in Italia. Come?
Internet ha senza dubbio stravolto il mondo del lavoro sotto tanti aspetti. Quello più interessante secondo me è il nuovo modo di fare business. Per le aziende, oltre a fornire una maggior visibilità, Internet consente di aumentare l’interazione con i clienti, studiarne gli interessi, gli abitudini e, di conseguenza, proporre strategie mirate. Spero che possa essere utilizzato maggiormente per contattare giovani talenti. Ma c’è ancora tanto da fare. Soprattutto nella pubblica amministrazione.

Serve un sindacato dei Networkers? Se sì, come te lo immagini?
Assolutamente si. È un’azione indispensabile. Come altri settori lavorativi, anche i lavoratori online hanno bisogno di essere tutelati e rappresentati. Il sindacato dovrebbe essere in grado di fornire consulenza, aiuto e supporto.

Descrivi la tua professione in modo chiaro e diretto in modo che anche mia nonna possa capirla.
In questo momento ho una “doppia natura” professionale. Quella di Web Developer e di Graphic Designer. Il Web Developer è, letteralmente, uno sviluppatore Web. Una figura professionale che crea, conserva, e diffonde conoscenza all´interno delle organizzazioni pubbliche e private sfruttando le tecnologie informatiche. A lato pratico, passo dallo sviluppo software alla progettazione di siti web. Il Graphic Designer invece, è una figura che opera in più discipline e ambienti. Il mio campo di applicazione è la creazione di prodotti per la comunicazione visiva via Web.

L’organizzazione ‘classica’ del lavoro (orari rigidi e cartellino da timbrare) ha senso per un networker?
Sono cambiati i tempi, i modelli in voga, sono variati i contratti e gli orari di lavoro… è estremamente difficile parlare ancora di “cartellini da timbrare”. Soprattutto per una figura professionale come il networker che è costantemente legato allo scorrere del tempo (tempistiche, aggiornamenti, modifiche continue). La vera sfida, indispensabile, è riuscire a ridefinire un assesto organizzativo diverso.

Quanti sono i tuoi amici sui social network, quanti di questi conosci davvero e quanti frequenti anche “off-line”?
Conosco personalmente più dell’80% dei miei contatti. Li conosco quasi tutti, ma i veri amici sono pochi e sono (stranamente) tutte persone con uno spiccato interesse per l’informatica.

Prima di incontrare qualcuno che non conosci fai una ricerca su Google? Se no, perché?
In ambito lavorativo sempre. Se invece si tratta di un incontro privato, in genere no. Preferisco non rovinarmi la sorpresa.

di Mario Grasso

Francesco Orsi – Web graphic designer

Web graphic designer, classe '86. Amante del disegno e della grafica si diploma come Grafico Pubblicitario, e dopo aver studiato un anno presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze (mantenendo ancora adesso contatti collaborativi con alcuni artisti e professori) si iscrive all'Università di Pisa. Attraverso quest'ultima ha modo di coltivare...

Andrea Giovinazzi – Frontend web developer

Classe 1983, nato a Cassino, in provincia di Frosinone. Andrea Giovinazzi è laureato in Informatica Umanistica a Pisa, lavora a Viareggio come web developer alla 2creAtiveLab, un'agenzia di comunicazione giovane ma con tante idee e tanta passione, che si sta affermando a livello nazionale per la qualità e la professionalità...

Francesco Tornaboni – Web content specialist

Nato alla Spezia 26 anni fa, laureato in Informatica Umanistica  all'Università di Pisa. Appassionato di web e nuovi media. Dopo aver concluso gli studi è entrato nel mondo del lavoro grazie a Colorado Film srl, società per la quale ha lavorato come Content e Community Manager collaborando sia alla gestione...